Difficoltà nel trasporto da e per l’università “Magna Graecia”, Articolo Uno prende posizione

“Che Amc non abbia mai risolto le annose difficoltà del trasporto pubblico da e per l’università ‘Magna Graecia’ di Catanzaro, non è una novità. Sin da quando l’ateneo fu opportunamente trasferito nella sede che tutt’oggi occupa nel quartiere Germaneto, il tempo di percorrenza medio dal centro città fino al quartiere direzionale non è mai stato neanche lontanamente in linea con le esigenze degli studenti (fino a 90 minuti per percorrere 12 km). E nel quartiere Lido la situazione non è certo migliore, proprio lì dov’è concentrata la stragrande maggioranza degli studenti”. 

Le considerazioni sono della Federazione provinciale di Catanzaro di Articolo Uno che spiega: “non possono stupire le sferzanti e quantomai sacrosante critiche che questi rivolgono al management societario, ma non possono neanche lasciare indifferenti.Con un’Amministrazione comunale che da sempre fa orecchie da mercante sul tema, però, gli spazi di manovra – è il caso di dirlo! – sono risicati all’osso. Già – aggiunge la compagine di sinistra – perché senza una presa di coscienza da parte della politica, che continua a cianciare inutilmente di portare una facoltà nel centro storico (come se questo potesse risolvere in qualche modo i problemi ben più gravi di corso Mazzini e dintorni), il sindaco, la sua maggioranza, la sua Giunta fingono che non ci niente da contestare nell’incapace gestione del trasporto pubblico locale a Catanzaro. Con un parco automezzi antidiluviano, numericamente esiguo e quindi incapace di rispondere alle esigenze di mobilità di tutta la città – che se avesse a disposizione un servizio funzionale, probabilmente smetterebbe di utilizzare sempre l’auto – e senza un piano di sviluppo della mobilità che pensi ad includere servizi alternativi realmente efficaci, il trasporto pubblico di Catanzaro è in balia degli umori dei suoi addetti, del meteo, del traffico cittadino. Tutto ciò è inaccettabile non solo per una città capoluogo di regione, ma per un centro urbano che pretende di ospitare, compreso il suo hinterland, 300mila persone e intanto non è in grado di rendere agevole lo studio a poche migliaia di universitari. Il problema non è legato alle risorse da investire, che ci sono e potrebbero tranquillamente essere intercettate – è la conclusione – ai mancati introiti dei ticket o alle difficoltà logistiche determinate dall’orografia cittadina: il problema è legato all’incapacità conclamata delle persone che, nonostante lauti stipendi, non hanno la benché minima idea di come fare il proprio lavoro”.

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