Delle borracce al beffardo sapore di Menta e del duo tragicomico Falcomatà-Brunetti

Con i silenzi omertosi, con l' immane incapacità amministrativa hanno assassinato la tranquillità di decine di migliaia di famiglie

E sì che ci stiamo avvicinando a grandi falcate verso Carnevale, ma anche alle burle è cosa buona e giusta porre un freno. L’impressione che fossimo in presenza di uno scherzo mal riuscito è emersa prepotentemente istintiva quando, venerdì, sotto gli occhi sono spuntate le fattezze, con relative diciture, delle borracce di alluminio distribuite agli studenti delle scuole reggine.

Una presentazione solenne alla quale hanno orgogliosamente presenziato, come se fossero amministratori comunali a Reggio Emilia, il sindaco Giuseppe Falcomatà e, visto l’argomento, gli immancabili Armando Neri, vicesindaco con delega, tra l’altro all’Ambiente, e Paolo Brunetti, consigliere delegato ai (dis)servizi idrici. Perché, quantunque la motivazione originaria potesse anche essere valida nell’ottica di liberarsi dell’uso smodato della plastica, leggere su di esse “L’acqua del Menta a Reggio. Impegno rispettato” ha rappresentato una delle prese per i fondelli più gigantesche che questa Amministrazione, espertissima del ramo, potesse infliggere ai sudditi, pardon cittadini, di Reggio Calabria. L’unico motivo di conforto, all’inizio di febbraio, mentre siamo nel bel mezzo del supplizio procurato dagli ulteriori sette mesi di gestione rispetto ai cinque anni di mandato, è che da qui alla tarda primavera (quella reale e non frutto di abuso di credulità popolare), ci sbarazzeremo di un sindaco e dei suoi pochi luogotenenti rimastigli accanto ed artefici di una sfilza di orrori difficilmente ripetibile. Delle loro poco commendevoli mediocrità abbiamo scritto allo sfinimento in un esercizio che ormai, stante la perfetta consapevolezza della situazione sventurata da parte di una quota stramaggioritaria della città, risulta ormai essere un inutile accanimento. Pavoneggiarsi di fronte a centinaia di minorenni agitando la bandiera dell’ambientalismo, mentre i medesimi lor signori continuano a perpetrare un gravissimo furto di verità ai danni di una città che soffre la sete come nei Paesi meno fortunati dell’Africa è un’infamia senza precedenti. Con i silenzi omertosi, con l’ immane incapacità amministrativa hanno assassinato la tranquillità di decine di migliaia di famiglie e, ciononostante, continuano tronfi ad occupare spazi della vita pubblica che non competono loro. Quantunque sia finalmente iniziato il conto alla rovescia che terminerà con il loro fatidico sloggiamento da Palazzo San Giorgio, la coscienza civile (che però non alberga in mezzo a cotanta grettezza) imporrebbe loro dimissioni immediate. La tragica condizione cui è sottomesso il popolo reggino a causa della mancanza di acqua, ovunque, anche là dove la democrazia è inesistente, indurrebbe un consigliere comunale preposto alla delega specifica a sentirsi in obbligo, un istante dopo aver accertato il suo clamoroso fallimento, di andare via chiedendo scusa. Brunetti non lo ha fatto e, al netto delle regresse aperture di credito nei confronti del suo impegno, è un fatto oggettivo che abbia ottenuto un buco nell’acqua (che non c’è). Chi sono questi soggetti per permettersi di rendere impossibile la vita delle persone? Chi sono questi individui per ergersi ad arbitri delle abitudini dei cittadini, limitati nei loro diritti e costretti nel 2020 a maneggiare bottiglie e bacinelle per espletare i servizi essenziali? Codardi, si sono nascosti per un anno dietro la (reale) rottura della condotta costeggiante il Cedir, poi, terminati i festeggiamenti a suon di denaro pubblico per il completamento della Diga del Menta (per il quale non spetta loro alcun merito), hanno scavato nuovamente le trincee per celarsi dietro la riduzione della portata idrica da parte di Sorical che non aveva ricevuto quanto dovuto dal Comune. Chiusa anche questa vertenza, hanno ricominciato a chiudere i rubinetti e, come da arrogante e vile abitudine, senza fornire alcuna comunicazione, senza fornire alcuna giustificazione. Maramaldeggiano sulle debolezze di bambini, anziani, disabili, lavoratori e si prendono addirittura la libertà di scaricare le loro colpe imperdonabili su chiunque tranne che sulla loro stessa inettitudine. Con quale sfacciataggine, a cominciare dal sindaco, per finire al consigliere comunale delegato ai (dis)servizi idrici, si ricandideranno alla gestione della Cosa pubblica? Le prestazioni oscene che hanno “regalato” per anni li condanneranno, a partire dal momento stesso in cui libereranno Palazzo San Giorgio, a non rivendicare nemmeno il diritto di parola o di critica nei confronti di chi succederà nell’amministrazione della città. Intanto, senza imbarazzo, Falcomatà annuncia che l’internalizzazione della gestione dei rifiuti risolverà il dramma vissuto da mesi e lo fa, evidentemente, forte della conduzione disgraziata della rete idrica comunale. Il giorno della Liberazione, però, è sempre più vicino e, quando arriverà, tra quattro mesi scarsi, sindaco e Brunetti in particolare, riempiano con le lacrime che hanno fatto scendere sul volto collettivo della popolazione reggina le borracce con la frase “L’acqua del Menta a Reggio. Impegno rispettato” e si consegnino spontaneamente alla damnatio memoriae.

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