Dalla Calabria due brutte storie di maltrattamenti in famiglia

Emesse dal Gip due diverse ordinanze di applicazione di misura cautelare coercitiva

Ieri, 8 luglio, personale della Squadra Mobile della Questura di Cosenza, ha dato esecuzione a due diverse ordinanze di applicazione di misura cautelare coercitiva, emesse dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale ordinario di Cosenza: la prima, di allontanamento dalla case familiare e contestuale divieto di avvicinamento alla parte offesa; la seconda, degli arresti domiciliari.

Entrambe le misure cautelari sono state emesse a seguito di richiesta della locale Procura della Repubblica, rispettivamente nei confronti di L.F.F., trentanovenne della provincia di Cosenza, e nei confronti di I.F., cinquantaduenne cosentino, poiché ritenuti responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia.
In particolare, nel primo caso, l’uomo, soventemente in stato di ebrezza, con condotte reiterate, ingiuriava, vessava, minacciava e picchiava la moglie, nei cui confronti nutriva una ossessiva gelosia per la quale le addebitava storie sessuali con altri uomini. La donna, madre di cinque figli minori, destava in un perdurante stato di ansia e paura e di un fondato timore per la sua incolumità e per quella dei figli, che in svariate occasioni sono stati anch’essi oggetto di ingiurie e aggressioni, nei cui confronti il loro padre ha sferrato violenti calci.
Vicenda del tutto diversa è quella oggetto della seconda misura cautelare: in questo caso infatti si tratta del reato di maltrattamenti in famiglia del fratello maggiore verso la sorella. L’uomo, già sottoposto alla misura cautelare dell’allontanamento dalla casa famigliare e del divieto di avvicinamento, ha continuato a molestare e aggredire la sorella, la quale veniva raggiunta reiteratamente presso l’abitazione dove la stessa era andata a vivere con il suo compagno, per essere ancora minacciata ed aggredita. Tale situazione ha determinato quindi l’aggravamento della precedente misura cautelare che si è rilevata inefficace per la tutela della donna e pertanto il GIP, su richiesta del Pubblico Ministero, ha emesso la misura cautelare coercitiva degli arresti domiciliari a carico di I.F. con divieto di comunicare con persone in qualsiasi modo anche con l’utilizzo di sistemi informatici.

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