Dagli anni di Salerno alla sfida fra Censore e Tassone: evoluzione (o involuzione) politica di Serra San Bruno

I tempi sono cambiati. Non c’è più la “guerra dei manifesti”, dei “carrelli mobili”, dei comizi in piazza. Era un’altra epoca storica e politica (anno del Signore 2005) quella in cui Nazzareno Salerno e Bruno Censore infiammavano le folle e raccoglievano, nel complesso, oltre 3.000 voti a Serra San Bruno. Allora c’era un vero centrodestra ed un vero centrosinistra nella città della Certosa: il senso di appartenenza ai partiti era elevato, spostarsi da una coalizione all’altra sembrava un “reato psicologico”.

Di quel patrimonio politico, fatto di sezioni piene e di discussioni aperte e sentite anche se non in grado di influenzare le linee guida, è rimasto poco o nulla e tutto appare come un ricordo vago e lontano. Fa quasi senso vedere oggi “stranieri” fare gozzoviglia di consensi in quella che era la roccaforte montana. Il gruppo di Salerno – indiscusso sindaco per quasi un decennio, consigliere regionale, presidente della Commissione Sanità e assessore regionale al Lavoro e alle Politiche sociali – si è sostanzialmente polverizzato. Quello di Censore – sindaco, consigliere regionale e deputato, oltre che fine stratega politico – idem. Il municipio serrese è attualmente amministrato dal gruppo civico “Liberamente” guidato da Alfredo Barillari, tutto il resto è minoranza. Il lustro appena trascorso ha consumato gli ultimi spiccioli di passato: dopo la vittoria nel 2016, Luigi Tassone (mantenuto inizialmente in sella grazie all’apporto decisivo della salerniana Jlenia Tucci dopo la frattura nell’ex maggioranza) si è dimesso da sindaco per partecipare con relativo successo proprio in luogo di Censore – ripudiato da Pippo Callipo – alle scorse elezioni regionali. Nell’ultimo anno gli eventi hanno accelerato il formarsi di nuovi scenari. La prematura scomparsa della governatrice Jole Santelli ha riportato i calabresi alle urne, Censore e Tassone da grandi alleati sono divenuti grandi avversari. Nel mentre le elezioni comunali hanno decretato la sconfitta della lista “Uniti per Serra” generando le crepe, poi trasformantesi in voragini, fra i promotori dell’asse alla sua base. 

La realtà è andata oltre la fantasia: Tassone corre oggi da consigliere uscente in quel Pd che, nuovamente, ha detto “no” a Censore, il quale vuole dimostrare di avere ancora un forza di rilievo candidandosi nella lista di Oliverio. La sfida nella sfida di Censore e Tassone non è solo su Serra, ma sull’intera circoscrizione centrale. I due candidati – al di là di un rapporto personale distrutto – sanno bene che ciò che conta è il risultato complessivo e che farsi prendere dalla partita locale è un errore grossolano. I risultati della competizione provocheranno nuovi effetti perché chi perde rischia di essere tagliato fuori in maniera definitiva. Essere eletti è impresa difficile: troppe liste, pochi seggi da ripartire. E troppe scorie da eliminare per ricostruire una squadra competitiva. L’indefinito centrodestra del 2021 è invece suddiviso in mille rivoli. La comunità – che ha visto disallineate le voci “obiettivi raggiunti” e “aspettative” – vive fra voglia di ripartire e delusione per i servizi pian piano depauperati. Tra il rinforzarsi del flusso migratorio ed il dissesto finanziario del Comune, c’è ancora spazio per una timida speranza di rinascita.

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