Riesaminare in chiave moderna lo spirito di Tommaso Campanella apprezzandone la lungimiranza. Il “fuori-opera” di “Serreinfestival” svoltosi a palazzo Chimirri con la presentazione del libro “Il Sole di Tommaso” di Piero Bevilacqua ha proposto l’attualizzazione di un pensiero che attira e coinvolge.
A moderare il dibattito è stato il direttore artistico del festival Armando Vitale, che ha spiegato che “l’autore è uno storico animato da curiosità intellettuale che approfondisce l’idea del protagonista secondo cui la natura è un grande corpo da indagare nel suo complesso e nella sua vitalità”. “Il contesto – ha aggiunto – è tempo caratterizzato da angherie, soprusi, immiserimento, degrado. La risposta arriva sotto forma di congiura tesa a colpire il potere della chiesa e dei dominatori spagnoli e con il tentativo di costituire un blocco sociale”. Dopo l’intervento della rappresentante dell’associazione “Condivisioni” Maria Cirillo concentrato sulle “idee rivoluzionarie e sulle sofferenze”, il sindaco di Serra San Bruno, Luigi Tassone, ha rilevato che “come Amministrazione comunale abbiamo ripreso un cammino culturale abbandonato per troppo tempo”. Il professor Luigi Vavalà ha precisato che “il giovane Campanella era un uomo ribelle” che ha fatto leva su tre strumenti: “la parola persuasiva e non retorica; la profezia intesa come leggere i segni, anticipare le risposte e sentire prima gli eventi; la libertà magica incarnata dall’azione umana sulla natura e gli eventi della storia”.
L’antropologo Vito Teti ha visto in Tommaso Campanella “un rivoluzionario, un popolano, un gigante della cultura europea che non va accostato al ribellismo della Calabria” e dunque “è esatta” la lettura di Bevilacqua che “è un ricercatore con il piglio dello scrittore”. Il suo libro, ad avviso del docente universitario, non è un riassunto e “in ogni parola, in ogni dialogo c’è una profonda conoscenza della filosofia di Tommaso Campanella e dell’epoca”.
Numeri indicativi di una storia politica e personale sono stati forniti dal docente di filosofia e ex allievo della Scuola Normale di Pisa Gregorio De Paola che, fatto cenno alle “30.000 pagine prodotte”, ha specificato che “La città del Sole” è stata scritta “dopo un anno e mezzo dalla terribile prova di 40 ore di tortura continua”. Gli elementi centrali in Campanella, secondo la sua interpretazione, sono il cuore e l’intelligenza. De Paola ha infatti sottolineato “la sensibilità di Campanella verso le sofferenze degli altri” ricordando che “la prima condizione del coraggio è il cuore”. “Due – ha ribadito – sono le risposte alla sofferenza: la rassegnazione e l’intelligenza”. Il discorso del giornalista Michele Albanese è partito da un Campanella considerato “un sognatore di una Calabria diversa” e si è sviluppato sulla scia di una domanda netta: “cosa avrebbe detto oggi Campanella di questa terra?”. “La Calabria – ha sentenziato il cronista – è piegata, succube, rassegnata e non sa più distillare le anime. Sono negative le forme di narrazione omissive, la narrazione deve essere cruda e reale”. Bevilacqua ha invitato a “rileggere il passato ed offrire letture che illuminano il presente” schierandosi contro “il pensiero unico del capitalismo odierno, le cui categorie sono il produrre ed il consumare, imperativi umani del vivere con l’annichilimento di bellezza e solidarietà”.
Appassionate infine le letture di significativi passi del testo da parte di Claudio Rombolà.
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