Crisi PD. Il consigliere regionale Bevacqua vicino all’addio

“Leggo analisi superficiali e ‘interessate’ sulla fine del PD nel Paese ed in Calabria. Intendiamoci, non ho alcuna intenzione di nascondere le difficoltà e gli errori commessi: sono anni che lo vado dicendo, soprattutto in ordine alle relazioni con i territori. Ma liquidare una prospettiva seriamente riformista, figlia di solide culture, per virare verso nebulosi ed esasperati civismi o meridionalismi, di maniera e di vecchio stampo, mi pare un rimedio di gran lunga peggiore del male: anzi, non mi pare affatto un rimedio. Per il semplice fatto che sconfessa quel pensiero di apertura, di inclusione e di governo dei processi che è la struttura portante del nostro intendere la politica. Quantomeno del

mio. Non è facendo il verso o l’eco alla Padania, non è resuscitando anche i Borboni, che dimostreremo di aver compreso le sfide che abbiamo davanti. Il problema non è il contenitore, ma il contenuto”. E’ questo il pensiero che offre alla riflessione pubblica Domenico Bevacqua,  consigliere regionale del Partito Democratico. “I risultati delle ultime elezioni amministrative – sostiene il presidente della Commissione Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente di Palazzo Campanella – possono rappresentare un’utile cartina di tornasole. A Brescia e altrove, il PD ha dimostrato di essere pienamente vivo e capace di proporsi come credibile riferimento perché, senza arroganza e supponenza, si è saputo rapportare ai territori, interpretandone le esigenze, attraverso amministratori attenti e concretamente all’altezza delle sfide. Dove, invece, come in Sicilia, si è assistito a una corsa esasperata al civismo senza una progettualità chiara, è risultato evidente che non basta cancellare un logo e nascondersi dietro nuove bandiere per diventare credibili. La credibilità si conquista e si mantiene con il lavoro quotidiano nelle comunità, con la dimostrazione di saper rispondere con i fatti incidendo in positivo nella vita reale”. “La mia linea è limpida – rivendica Bevacqua – e vorrei poter discutere, difendere e valorizzare, all’interno degli organismi del PD, il lavoro svolto in questi anni da me, dall’intero Consiglio regionale, dall’Esecutivo e dal presidente Oliverio. È altrettanto evidente, però, che, qualora permanessero le chiusure, le testardaggini e la presunzione di autosufficienza dei gruppi dirigenti locali e nazionali, allora non potrei che valutare, come extrema ratio e con grande amarezza, altre ipotesi inerenti il mio impegno politico e istituzionale”.

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