Crisi idrica in Calabria: un’emergenza per chiunque, tranne che per Falcomatà

In tanti hanno risposto all’appello di Sergio Abramo: in tanti, ma non tutti. Il sindaco di Catanzaro aveva invitato i suoi colleghi per discutere della gravissima emergenza idrica che attanaglia la Calabria. Un’occasione utile per costituire un fronte comune, per fare il punto della situazione, per analizzare il problema che schiaccia questa regione in fondo a qualsiasi graduatoria di dignità. Eppure, al vertice dei Primi Cittadini era assente quello di Reggio Calabria. Ignoriamo deliberatamente quale fosse il tenore dell’impegno istituzionale che gli ha impedito di essere presente: nella gerarchia delle priorità, nulla avrebbe potuto rappresentare qualcosa di più importante di un dramma che la città dello Stretto vive da tempo sulla propria pelle. Qualunque altra esigenza fosse, eventualmente, sorta in queste ore, avrebbe dovuto essere accantonata. Non è stato di questo avviso Giuseppe Falcomatà che, dimentico di essere il massimo rappresentante (temporaneo) di una città il cui centro storico si trova dal 23 gennaio con i rubinetti a secco per gran parte della giornata, è rimasto placidamente nelle stanze blindate di Palazzo San Giorgio. Una inconsapevolezza che, per fortuna, non è comune ai suoi omologhi, ben consci del ruolo rivestito: “Siamo in prima linea sempre -sono state le parole di Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza – e ai cittadini rispondiamo noi, perché a loro se il servizio idrico non è efficiente poco importa se la responsabilità è della Sorical e la competenza è della Regione”. Un’etica agli antipodi rispetto al comportamento insolente di chi brillava per la sua assenza ingiustificata. Del resto, lo stesso Primo Cittadino del capoluogo bruzio, è conscio del fatto che: “La situazione sia drammatica, quindi bisogna intervenire. La Calabria è la regione che ha più acqua eppure non arriva nelle case dei cittadini e i sindaci sono soli”. Una prova di maturità, quella odierna dei sindaci che hanno risposto alla sollecitazione di Abramo, il quale si è preoccupato di ricordare come: “Per sistemare a dovere tutta la rete idrica calabrese sarebbe necessario investire circa un miliardo di euro”. Una somma iperbolica che fornisce l’esatta misura della abnormità dell’emergenza da affrontare, se solo se ne avesse contezza. Non può farlo Falcomatà, ignaro, può farlo lo stesso Abramo, che capeggia una comunità sapendo di farlo: “Si potrebbero ridisegnare, ad esempio, i Fondi Pac o il Piano per il Sud.  E’ inutile far arrivare due miliardi di euro e non investire nella rete idrica, da cui dipende non solo la quotidianità dei calabresi, ma anche la capacità della nostra regione di attrarre turisti, tanto per dirne una”. Lui ne è al corrente, qualcun altro no.

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