Covid a Fabrizia, Carè accusa il sindaco: “Ordinanza ridicola, le precauzioni andavano usate prima”

Anche quest’anno Fabrizia ha visto sul suo territorio “la presenza di molti emigrati che dopo un anno di sofferenze e ristrettezze hanno pensato bene di far ritorno nel loro paese natio per godere di un po’ di vacanza e per  poter, finalmente, partecipare, con gioia,  alla celebrazione di matrimoni, battesimi e quant’altro, dei cari congiunti ed amici. Tutte feste e festeggiamenti consentiti dai provvedimenti governativi, ovviamente con green pass e tamponi. E però il virus che sta affliggendo l’umanità non è andato in vacanza e anche a Fabrizia si è affacciato più virulento che mai”. Con questa premessa il portavoce del Gruppo “Ramoscello d’Ulivo” Antonio Carè introduce l’argomento dei “focolai epidemici sviluppatesi in questi giorni di agosto” che “destano particolare preoccupazione nella cittadinanza” e che, a suo avviso, “probabilmente sono stati alimentati da alcuni matrimoni, che dopo tante restrizioni,  a torto o a ragione, si sono potuti celebrare, ma evidentemente le cui modalità di svolgimento non hanno impedito il diffondersi dei contagi in modo così allarmante per tutta la collettività”.

Carè deduce che “tutto avrebbe potuto essere prevenuto ed evitato o, quanto meno, contenuto, se la principale Istituzione locale, il sindaco, avesse posto in essere tutti quegli accorgimenti necessari, cioè a dire avesse esercitato la necessaria vigilanza e avesse fatto eseguire i dovuti controlli nei vari luoghi pubblici, quando ancora sul territorio comunale, risiedevano molti cittadini, purtroppo ormai partiti per via dell’emigrazione”.

Il problema è che “in tutto questo periodo estivo nulla di ciò è stato fatto dal sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale” e ora “al volgere ormai della fine dell’estate fabriziese, quando la stragrande maggioranza degli emigrati è partita, lasciando il paesino dell’Allaro, più desolato che mai, Fazio emana un’ordinanza che ha del ridicolo” nella quale “viene imposta la chiusura del cimitero comunale, come se i maggiori contagi si verificano o si sono verificati in tale luogo sacro”.

“È stato vietato – afferma Carè – lo stanziamento su tutte le piazze, quando a Fabrizia vi è una sola piazza degna di questo nome, frequentata, in questo preciso momento dell’anno, da qualche coppietta. Viene disposto la chiusura del mercato settimanale, anche questo frequentato da poche persone. Infine, dulcis in fundo, vengono chiusi gli impianti sportivi e il parco giochi comunale”.

Carè insiste e sottolinea che “chi legge una simile ordinanza può pensare che a  Fabrizia ci sono impianti sportivi in cui si svolgono gare olimpioniche e quindi il paesino montano è deputato ad essere, in futuro, sede degli olimpiadi. Ma, ahimè,  non è così; a Fabrizia vi sono 1/ 2  campetti di calcio in cui si fa fatica  individuare un numero utile di ragazzetti per giocare una partita”.

Di fronte a “una gravissima situazione epidemiologica locale ognuno di noi osservi con scrupolosità le norme, a cominciare dal sindaco il cui operato, ancora una volta caratterizzato da superficialità e leggerezza – conclude Carè – è censurabile,  per aver, quando ancora si poteva circoscrivere e monitorare la diffusione del virus, sottovalutato la drammatica evoluzione dei contagi in aumento ogni giorno che passa. Infine un augurio di pronta guarigione per tutti quei cittadini di Fabrizia che in questo momento soffrono tale condizione di salute e ai quali va tutto la mia vicinanza e solidarietà”.      

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