I commenti a caldo portano a conclusioni affrettate, dettate dalle emozioni e dalle sensazioni del momento e forse prive di quella algida lucidità che solo il tempo può dare. A quasi una settimana di distanza dalle elezioni comunali possiamo provare ad abbozzare qualche considerazione pur non avendo a disposizioni quelle minuziose informazioni che gli anni a venire ci restituiranno.
I votanti – Innanzitutto c’è un dato che indica un fenomeno innegabile. Il numero di chi vota diminuisce: non tanto per un distacco dalla politica (a livello locale contano più amicizie e parentele che valutazioni valoriali) quanto per la diminuzione della popolazione, dovuta al fenomeno migratorio (i giovani che tornano dopo la laurea sono sempre di meno) e ad un saldo negativo nati/morti. Da tener presente, a parziale mitigazione della distinguibilità numerica, è il fatto che molte persone, pur vivendo fuori regione mantengono la residenza nella cittadina della Certosa e tornano per votare. La tabella che segue indica questa tendenza in modo chiaro:
| Anno elezioni | Votanti |
| 2011 | 4.742 |
| 2016 | 4.610 |
| 2020 | 4.622 |
| 2026 | 4.441 |
Le generazioni – Sui palchi sono state utilizzate locuzioni ironiche (tra cui “l’estinzione dei dinosauri”), ma che comunque hanno reso l’idea. Rispetto ai tempi dei vari Salerno, Censore, Lo Iacono, le generazioni sono cambiate. È il mondo stesso ad essere cambiato. Ci sono nuovi approcci, nuovi sistemi di comunicazioni, linguaggi più diretti anche se eccessivamente crudi ed esemplificativi. Ed è quello che fa presa, che fa “trend”, che fa “moda”. Chi votava 20 anni fa, oggi vota secondo nuovi criteri. Inoltre, molte di quelle persone non ci sono più. C’è invece la Generazione Z: non sono più i genitori a trascinare i figli, semmai succede il viceversa. Non c’è più “la guerra dei manifesti”, c’è “il confronto social”. E i social contano, perché creano rapporti, regalano visibilità (anche se non corrisponde alla capacità di operare ragionamenti sensati), in qualche modo legano.
La comprensione dei tempi – Venti che non spirano o uragani che spazzano via? Nessuna delle due ipotesi, perché bastava osservare ed ascoltare per capire. C’è chi è rimasto sulle proprie posizioni senza capire che i tempi stavano cambiando, ma non per tornare indietro. Senza mezzi di termini: “Rinascita Comune” sapeva di vecchio, credeva di avere i voti ma non aveva appeal; “La Restanza” sembrava avere buon senso, ma non aveva “peso”. Alfredo Barillari (in questo caso preferiamo usare il nome del leader, non quello della lista) ha capito che c’erano dei nervi scoperti, che qualche correzione andava fatta. Ha riconosciuto i punti critici, tenendo la riflessione per sé: all’esterno ha proiettato l’immagine di una macchina efficiente, nel mentre ha lavorato per fare manutenzione e tagliandi. Risultato: la sua “Ferrari” ha continuato a viaggiare, ma non per la Polonia.
Gli scontenti – Solo rose e fiori? Macché. A restare fuori sono rimasti Carmine Franzè, Salvatore Zaffino, Daniele Galeano e Vincenzo Albanese. Su dodici ne entrano otto, è matematica. La sorte (poche preferenze hanno disegnato il destino) ha fatto la sua parte. Però fra gli esclusi ci sono tre ex assessori (due ex consiglieri provinciali) e questo fa pensare. Se insistiamo sul concetto di “cambiamento”, allora dobbiamo dire che per l’elettorato qualcosa non andava nella passata Amministrazione. Se la mettiamo sul piano delle alleanze, va chiarito se il gioco della doppia preferenza ha penalizzato i candidati maschili oppure se la spinta dei sostenitori è stata più vigorosa per alcuni e meno per altri. Chi non ce l’ha fatta protende per l’ultima opzione mostrando scarso gradimento per determinati (presunti) indirizzamenti, ma qui si ritorna alla considerazione iniziale: fretta e valutazioni a caldo portano rabbia e delusione a scapito dell’oggettività. Avranno tempo e modo per approfondire, dire la propria e poi agire di conseguenza.
Le prospettive – Il lavoro che attende la nuova Amministrazione non sarà né semplice né scontato, la strada rimane in salita. Vanno risolte questioni fossilizzate (in primis il recupero delle tasse non versate), vanno favorite le condizioni che sono il presupposto dei posti di lavoro, vanno difesi e rilanciati i servizi. Va premiata – davvero – la meritocrazia. Serra deve porsi da guida per l’intero comprensorio e per far questo deve essere percepita come fulcro politico e amministrativo, non come punto di fagocitazione delle poche risorse disponibili. D’altronde, le scelte ci dicono chi siamo: tra mille sfide e difficoltà, il futuro è comunque nelle nostre mani.