Non è bastato l’appello di Mario Oliverio, non è bastato l’impegno profuso da Flora Sculco, che in questi anni si è spesa, con perseveranza e tenacia, per far approvare dall’aula di Palazzo Campanella la legge sulla doppia preferenza di genere che mira a garantire nel sistema elettivo regionale calabrese il principio di equilibrio di entrambi i generi: il provvedimento non è passato nemmeno oggi e, prima dell’agognata approvazione, sarà indispensabile attendere una proposta firmata da maggioranza e minoranza.
Ore ed ore di discussione in Consiglio regionale e la montagna non ha partorito nemmeno il topolino.
Erano stati in tanti a prendere la parola, a cominciare da Orlandino Greco che, partendo dall’articolo 3 della Costituzione secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ha poi annunciato voto contrario. Una posizione non condivisa da Arturo Bova, dettosi, invece, favorevole. E’ stato poi il turno di Mimmo Bevacqua, che criticamente ha ammonito il centrosinistra, di cui pure egli fa parte e proposto il rinvio: “I processi si condividono, non si impongono”. Vincenzo Pasqua, che ha preso la parola a nome del centrodestra, ha alzato un muro per: “Non subire posizioni precostituite. Serve una valutazione adeguata ed il varo della legge è un passaggio necessario”. Ha, tuttavia, anche lui chiesto di rimandare l’appuntamento sostenendo che essa: “Potrà essere approvata a breve. Per Giuseppe Giudiceandrea, invece, si tratta di : “Una norma di civiltà che bisogna approvare”. A giudizio di Mimmo Tallini, esponente del centrodestra: “Non è un problema di schieramenti perché va fatta una buona legge. Le riforme si fanno insieme, non appartengono ad una parte”. E’ stato allora che è intervenuto il presidente della Regione, così espressosi: “La legge va fatta al di là delle appartenenze perché si tratta delle regole del gioco”. Gli ha fatto eco il capogruppo PD in Consiglio regionale, Sebi Romeo, che ha messo l’accento sulla necessità di: “Scrivere una pagina positiva e bella. La legge va approvata qui ed ora. Insieme”. Sinibaldo Esposito, dai banchi dell’opposizione, ha specificato: “Come gruppo non siamo contrari ad una legge simile, ma l’intervento del capogruppo PD è stato arrogante” e si è chiesto: “Ci sono diktat da Roma? Bova – è stata l’obiezione mossa dal consigliere aderente al Gruppo del Nuovo Centrodestra – ha detto che questo è un provvedimento frutto della cultura di sinistra. Quindi votatevela voi”. A parere di Giuseppe Aieta: “Le donne non hanno bisogno della preferenza di genere. In politica chi ha filo, tesse, questa non è la legge del PD, è la legge del Consiglio regionale. Bisogna trovare una sintesi”. “Se si voterà – ha puntualizzato – sarò favorevole, ma sarebbe una votazione dimezzata, se non vota l’opposizione”. Polemiche le riflessioni manifestate da Gianluca Gallo, della Casa delle Libertà, che, contrariato dalla: “Prevalenza delle ipocrisie” ha indicato le: “Donne sono strumento di queste ipocrisie. In quest’Aula c’è chi non dice la verità. La maggioranza sa di non avere i numeri e provoca la minoranza. L’invito al rinvio non viene da noi, ma dalla maggioranza. Il presidente si è assunto impegni, ma non ha i numeri”. Dopo la sospensione dei lavori decisa dal presidente Nicola Irto per convocare la Conferenza dei Capigruppo, il primo a riaprire le danze è stato nuovamente Sebi Romeo che ha insistito sull’opportunità che: “La legge sulla parità di genere sia patrimonio di tutti”. La motivazione alla base della richiesta di “rinvio con data certa e voto di tutti”. A fargli, sostanzialmente, da sponda, Mimmo Tallini che ha ribadito: “Non si può fare la legge senza il contributo centrodestra”. A sintetizzare politicamente lo stallo è stato, come spesso accade, Carlo Guccione. Il consigliere regionale del Partito Democratico, fiero rivale della politica condotta in questi anni da Oliverio, ha preso atto della situazione: “Il fatto politico è che non abbiamo i numeri. Qualcuno ( riferendosi ad Oliverio ndr) alza la voce e scappa. Mi sono seccato di fare brutte figure davanti alla Calabria. Forse è meglio dare la parola agli elettori. Questo lento logoramento rischia di minare le istituzioni perché siamo poco credibili. Se non si crea un patto di fine legislatura, si mina la democrazia”. In sintonia con le sue considerazioni, Fausto Orsomarso, di Fratelli d’Italia: “Guccione ha ragione. Oliverio non ha i numeri”. A trarre le dovute conseguenze è stato Giudiceandrea: “Accettiamo di votare la legge, con le modifiche, il 25 marzo”. Il rimpiattino fra le due parti, dunque, continua, con buona pace di Flora Sculco, che si è detta “molto delusa”, parlando di “gioco delle parti”, e della legge sulla doppia preferenza di genere bisognosa, come ha spiegato in conclusione il presidente Irto “degli aggiustamenti da parte dei capigruppo”.