Concorsi e convenzioni: a Reggio giro di valzer tra dubbi atroci e sospetti ambigui

Beate le nostre anime candide, beati noi puri di cuore, che non ci lasciamo traviare dagli inganni del sospetto, che stiamo alla larga dal fumo diabolico delle coincidenze. Perché in questo modo, il machiavellico casino attorno a concorsi banditi dal Grande Ospedale Metropolitano e convenzioni, temporalmente impeccabili, con il Comune di Reggio Calabria diventa un accidente figlio indesiderato del Fato.

Nessuno, con un approccio così imbevuto di fiducia, sarà mai sfiorato dal turbamento che menti raffinatissime e mani velocissime abbiano potuto concepire un disegno tale da favorire un assessore comunale in corso di mandato, la nipote di altro assessore, la cugina di consigliere regionale del rinnovamento e dell’aria fresca da respirare a polmoni pienissimi e via andando, tra sindaci ed ex sindaci vari. A dire il vero, le domande cariche di diffidenza che si sono posti Giuseppe Minnella, Portavoce provinciale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, e Giuseppe Modafferi, Coordinatore regionale di Ancora Italia, nel corso della conferenza stampa svoltasi stamattina, si sono già trasformate in un esposto ufficiale alla Procura della Repubblica ed in una diffida formale.

Atti precisi davanti ai quali le forze di opposizione istituzionale (?) o i tanti movimenti, gruppi e gruppetti con la bocca piena delle parole “trasparenza portami via e legalità-tà-tà-tà”, o ancora quelli inderogabilmente con la bava alla bocca non appena avvertono un timido sentore di fregatura, dovranno pur esprimersi senza rinunciare ad entrare nell’arena. L’associazionismo civico, certo, non perderà tempo ad azzannare alle caviglie le autorità preposte a fare chiarezza, perché, a prescindere da qualsiasi considerazione nel merito, una certezza si staglia con prepotenza sotto gli occhi miopi di un’opinione pubblica sonnolenta: questo valzer di bandi e concorsi, scorrimento di graduatorie e convenzioni, causa un vorticoso giramento di testa che può essere curato solamente con una luminosa pulizia morale che elimini anche la più minuta delle macchie di ambiguità. Si potrebbe volare alto pretendendo che il merito di vincitori e idonei sia reso manifesto fin nel dettaglio, ma basterebbe anche non deludere chi, persino in questi primi passi incerti del 2022, si ostina a credere, con fede e speranza, che istituzioni ed enti non fottano chi partecipa a selezioni pubbliche per spianare autostrade deserte a protetti e protettori. Una perplessità legittima se si guarda alle date, se si presta attenzione alle corse contro il tempo che da queste parti sono merce rara nei Palazzi all’interno dei quali l’efficienza entra solo dalla porta di servizio la cui ubicazione è conosciuta esclusivamente da uno sparuto drappello di “eletti”. Uno scetticismo giustificato dai criteri cervellotici che hanno indotto a mettere da parte procedure ordinate per inventarne di nuove e “geniali”. Sistemi che hanno, però, questa antipatica abitudine di andare a braccetto, sempre e comunque, con nomi noti, con personaggi legati a doppio filo, direttamente o indirettamente, ad esponenti politici. Fortuna di stirpi e casati che non sbagliano un colpo e vincono alla Lotteria Italia anche senza comprare un biglietto. Il patto di fiducia che tiene su il tessuto civile di una comunità, lo si ricordi in ogni istante, è fondato su una promessa di impegno reciproco: prevede doveri e responsabilità, diritti e rispetto delle norme, irreprensibilità e probità, rigore e correttezza, serietà e diligenza. Graffiare con il temperino del privilegio il quadro fragilissimo della moralità sarebbe uno sfregio al coraggio di chi, nonostante tutto, non si è arreso; un taglio profondo sul viso, già segnato, della tenacia di chi, perseverando, non ha rinunciato e si pone come unico limite quello delle proprie capacità, le sole su cui fa affidamento con speranza e, soprattutto, amor proprio.

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