Comunque vada, Reggio ha già perso

Gli spazi per un improvviso sussulto di dignità e consapevolezza si riducono ogni giorno di più

Egoismi, meschinità, incomprensione della realtà, millantamenti, vigliaccheria, ingenuità, fragilità, ambizioni condannate in partenza: non manca nulla sugli scaffali del mercato della stupidità aperto, già anni fa, da partiti e movimenti in vista della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale di Reggio Calabria.

Gli spazi per un improvviso sussulto di dignità e consapevolezza si riducono ogni giorno di più e tutti, chi più chi meno, ne siamo complici. Sei anni a dare fiato alla bocca, a far scivolare le dita per sputare sentenze davanti ai nuovi Tribunali del popolo social ed il risultato è stato misero al punto da lasciare senza parole. Nessuno che sia riuscito a canalizzare con raziocinio e senso di responsabilità collettiva il malcontento diffuso ed insopprimibile nei confronti dell’Amministrazione Falcomatà, oggettivamente la più scalcinata che la città abbia patito nel corso della sua storia pur piena di individui a causa dei quali arrossire. Una folla disordinata di aspiranti candidati a sindaco che nulla produrrà concretamente per riconsegnare un minimo di fiducia ad una popolazione vagante nel buio tetro del “menefottismo” individuale e sociale. In attesa dell’agognata ufficializzazione del nome di colui che guiderà il malfermo esercito in rotta del centrodestra, susssietvano potenzialmente tutte le condizioni per costruire qualcosa di serio all’esterno del perimetro marcio dei partiti, ma tutti, indistintamente hanno scelto di indossare il vestito taroccato dei primi della classe sperando da un lato di essere toccati dalla mano divina delle due coalizioni principali, dall’altro di ammaliare i loro pari, illusi e delusi, per farsi incoronare re o regina. Naturalmente non è successo nulla di tutto questo, ma nulla di tutto questo, se solo fossero stati conosciuti i rudimenti della Politica, sarebbe mai successo. Ci si ritrova, quindi, al 22 luglio, ad un mese dal deposito delle liste ed a meno di due dal voto, in una condizione infamante per chiunque, classe politica ed opinione pubblica connivente di simile scempio. E dire che, per una volta, si sarebbe potuti partire da una certezza: la mancata riconferma di Giuseppe Falcomatà e della sua band. Anche questa, sotto i colpi violentissimi della nullaggine, è caduta regalando ai suoi aficionados il sogno, impossibile da coltivare fino a qualche mese fa, di non essere sfrattati con disonore da Palazzo San Giorgio. Come questo sia accaduto è spiegabile solo con il contorno di sciocchezze concentratosi nelle schiere sedicenti avversarie. E’ grazie a loro, tra rivendicazioni senza candidati degni, sopraffazioni senza seguito, fughe in avanti solitarie, appelli inascoltati, mancati passi indietro, che è tornato in pista un gruppuscolo di amministratori il cui capo, inspiegabilmente sindaco di una Città Metropolitana, si vanta, tra squilli di trombe e rulli di tamburi, di aver rifatto in 2 (DUE) anni il cortile di un isolato a Tremulini. In un luogo normale, abitato da cittadini maturi e consci, questa sarebbe la farsa più ridicola cui assistere; a Reggio Calabria, per i modi grossolani in cui è stato allestito il palcoscenico elettorale e per le carenze degli altri attori protagonisti, si rischia di dover ammettere che qualcuno e qualcosa di peggio potrebbe essere dietro l’angolo.

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