Comune chiede lumi ad Arpacal: “L’abbaiare dei cani è una fonte di inquinamento acustico?” La risposta dei tecnici

I cani che abbaiano provengono da una sorgente non connessa ad esigenze produttive, commerciali o professionali

Può l’abbaiare dei cani, insistente e prolungato, essere annoverato tra le cause di inquinamento acustico?

Un Comune della provincia di Cosenza ha chiesto lumi al Servizio tematico “Radiazioni e Rumore” del dipartimento provinciale di Cosenza dell’Arpacal, al fine di prendere gli opportuni provvedimenti ed individuare così quale Ente pubblico chiamare per dirimere la questione. I tecnici dell’Arpacal hanno fatto presente che il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4/11/97 all’art. 4 testualmente recita: “I valori limite differenziali di immissione, definiti all’ad. 2, comma 3, lettera b) della legge 26 ottobre 1995 n.447, sono 5 dB per il periodo diurno e 3 dB per il periodo notturno, all’interno degli ambienti abitativi. Le disposizioni di cui all’ad. 4 del citato D.P.C.M. non si applicano alla rumorosità prodotta:

Dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime;

Da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali;

Da servizi e impianti fissi dell’edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all’interno dello stesso”.

“Come si evince dalla richiesta – conclude il Servizio tematico Radiazioni e Rumore – le emissioni sonore (i cani che abbaiano) provengono da una sorgente non connessa ad esigenze produttive, commerciali o professionali, pertanto, la problematica sottoposta non può rientrare nelle competenze istituzionali di quest’Ufficio pubblico per quanto disposto dall’articolo di legge sopra menzionato”.

Quel rumore prodotto dai cani che abbaiano, quindi, non è da considerarsi come fonte di inquinamento acustico.

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