Comunali, recite solitarie e ottusa presunzione: a Reggio va in scena la superbia del potere (presente e futuro)

Tutti in competizione, tutti tranne il centrodestra

Chissà se l'”one man show” orchestrato dal sindaco Giuseppe Falcomatà avrà avuto, se non altro, il merito di estrarre dalla bolla dell’arroganza il centrodestra reggino.

Sarebbe l’unico beneficio, emergente dal lunghissimo autoincensamento pubblico celebrato dal Primo Cittadino, di cui l’elettorato potrebbe avvantaggiarsi in vista delle attese elezioni della prossima primavera. Una iniziativa, quella andata in scena lunedì pomeriggio sul palco del Teatro “Cilea” che non ha aggiunto nulla, ma solo confermato, anche nel format, che il sindaco è, e si vede, come l’uomo solo al comando a cui la maggioranza è tenuta a fare da cornice plaudente. Un insulto, tra i tanti che nei fatti sono stati loro rivolti da Falcomatà nel corso del mandato: qualcuno di loro, avveduto, se ne è reso conto, alcuni non hanno avuto nemmeno questa capacità, altri ancora, pur consapevoli dello stillicidio di umiliazioni ricevute, si sono prestati con masochismo alla fustigazione quotidiana della loro dignità, umana e politica. Ma tant’è: confidando che presto tutto ciò diventi storia da declinare solo al passato, l’attenzione è rivolta a coloro i quali avranno l’onere e l’onore di guidare la comunità reggina nei prossimi cinque anni. A partire dal Primo Cittadino, alla testa della coalizione di centrosinistra, tutti i potenziali competitori sono già in pista: la Destra, stretta attorno al fondatore di Alleanza Calabrese, Enzo Vacalebre, è in corsa da oltre un anno; sabato scorso, invece, è stato il giorno della Sinistra: in mattinata Potere al Popolo, insieme a “La Cosa Pubblica”, “Reggio Bene Comune”, il “Laboratorio Patto Civico,”, sono saliti sulla rampa di lancio, mentre nel pomeriggio, Saverio Pazzano, benedetto da demA di Luigi De Magistris, ed alla presenza del sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, ha ufficialmente lanciato la sua candidatura a sindaco. Tutti in competizione, tutti tranne il centrodestra che, vuoi per l’eccesso di sicurezza nella vittoria (in politica un’arma a doppio taglio così affilata da mietere vittime ben più illustri dei tanti sedicenti Napoleone in salsa reggina), vuoi per l’assenza totale di candidature credibili che siano diretta espressione di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, continua a rimanere a palo, in perenne attesa di qualcosa o di qualcuno. Dei risultati dell’Umbria, della scelta del candidato alla presidenza della Regione (quella è un’oscena vicenda indecente a parte), dei capricci di questo o quel caporale, intanto l’opinione pubblica continua ad aspettare patendo, anche da chi si propone come alternativa salvifica all’insignificante Amministrazione Falcomatà, un comportamento che denota il consueto disinteresse nei riguardi delle istanze concrete dei cittadini. A rendere il quadro ancor più desolante ci sono poi gli strateghi raffinatissimi convinti di avere davanti praterie e tempi infiniti: nel frattempo, mancando la capacità di assumere decisioni dettate da serietà e rispetto, si baloccano e davvero con sguaiate manifestazioni improvvisate che qualificano chi se ne rende promotore o comprimario.

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