Comunali, il centrodestra reggino ha già perso le elezioni della serietà

Nn possono nemmeno dire di essere in mezzo al guado perché ancora bloccati sulla sponda deserta e vuota del fiume

Quale credibilità può essere attribuita a chi sarà scelto, secondo dinamiche misteriose, per indossare il vestito buono del candidato a sindaco di Reggio Calabria per il centrodestra? Il nome ancora non c’è, ma la risposta sì: nessuna.

Nessun credito potrà essere accordato a chi verrà pescato fuori dal mazzo di carte truccate per sedersi ad un tavolo a tutt’oggi senza interlocutori. Non un incontro, non una riunione, non un caffè preso insieme tra coloro che hanno la presunzione di guidare, dalla prossima primavera, una città per oltre cinque anni carne da macello di giochini e giochetti di bambini cresciuti male. Un caos, quello prodotto da Falcomatà ed i suoi sodali, che avrebbe dovuto essere affrontato con serietà da parte di coloro i quali si sono arrogati il ruolo di decisori sulla pelle lacerata del popolo reggino. Con gradi differenti di responsabilità, alcuni carnefici, altri vittime, non possono nemmeno dire di essere in mezzo al guado perché ancora bloccati sulla sponda deserta e vuota del fiume. Senza leadership, senza unione, senza passione, si aggirano in ordine sparso verso una vittoria regalata dall’altrui irrilevanza. Una “strategia” fondata esclusivamente sul desiderio, debordante, da parte della città di liberarsi di un ammasso indistinto di nulla e boria, ma, oltre a questa, nessuna altra arma è nelle mani del centrodestra a trazione cannizzariana. Messaggi recapitati in assenza di una qualsiasi trattativa, proclami lanciati in assenza di una idea e nel mezzo Reggio Calabria con le sue tragedia quotidiane, con le sue emergenze cronicizzate per colpa di giovanotti che mai avrebbero dovuto osare avvicinarsi alla Politica. Perché mai, allora, gli elettori dovrebbero concedere fiducia a sedicenti politici che, se non riescono ad una manciata di settimane dal voto a cercare un punto d’incontro in grado di fungere da base di partenza, dovrebbero poi trovarlo giorno dopo giorno amministrando la città? Non hanno uno straccio di programma, non dispongono di articolati pensieri sulla Reggio di là da venire, non si preoccupano di offrire un’alternativa da costruire in maniera unitaria. In sintesi: un deficit irreversibile di serietà. Niente di niente: tutti passivamente statici in attesa del nome calato dall’alto che poi tanto alto non è. Come se poi questo bastasse, perché, almeno ai piani nobili, non hanno ancora cognizione del fatto che la città non potrà prescindere dalla composizione di una squadra energica ed importante, compatta e capace. L’individuazione del frontman, quindi, sarebbe solo il primissimo passo da compiere prima di molteplici altri ed ancora non è stato effettuato. Onore, pertanto, a Saverio Pazzano, messosi in cammino lungo “La Strada” infilando nello zaino tanta umiltà ed altrettanta coscienza del ruolo che lo status di candidato a sindaco impone. Con senso di responsabilità sta rendendo partecipi i cittadini di un’idea maturata nel corso del tempo, di una visione della Reggio del presente e del futuro. E’ l’abc per chiunque voglia mettere a disposizione di una comunità le soluzioni di un gruppo politico nel tentativo di far convogliare su di esse il consenso necessario, ma è chiaro dalle parti del centrodestra sono in voga altri tipi di vocabolario. Una coalizione inesistente che, in questa fase, riesce a fare anche peggio del sindaco uscente (del resto mai avversato veramente), impegnato quanto meno nel lavoro improbo di buttadentro nella dozzina di liste partorite. Al momento non è possibile sapere quale sarà l’esito finale del casting falcomatiano, sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo, ma (in quanto disperato e con l’acqua alla gola), fa di conto con i suoi, prova ad indovinare i candidati giusti da gettare nella mischia per non finire travolto dal tornado di dissenso. Dall’altra parte il vuoto, ogni tanto interrotto da gossip su personaggi che devono avere un minimo di 70 anni perché altrimenti, evidentemente, non vengono presi in considerazione dal Sommo Deputato di Santo Stefano in Aspromonte. Quello stesso Aspromonte da cui, non si sa bene a che titolo, pone veti su figure prestigiose come quella di Giuseppe Bombino, ma senza degnare alcuno di condividere il suo parere su opzioni diverse. Mentre il tempo trascorre con la sua fredda inesorabilità, il terrore ingenerato dai mali orribili inflitti a Reggio Calabria dall’inesperienza di un pugno di soldatini fasulli è tale che i nomi bruciati dai giornali riguardano finora tutti uomini in abbondante età da pensione, arzilli o paciosi, ma certo non tutte inidonee a prendere le redini di una città a lungo fuori controllo.

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