Comunali: il centrodestra non tira fuori idee e nomi, ma un alibi dietro l’altro per rimandare le scelte

Cosa diavolo abbia a che fare il puzzle dell'Esecutivo calabrese con la scelta del candidato a sindaco lo sa solo chi continua a tergiversare

E’ curioso, magari anche eccessivo, ma se messo a confronto con il menefreghista immobilismo che il centrodestra sta ostentando a Reggio Calabria, meglio, molto meglio, assistere a quanto avviene a Roma dove si sta andando di fretta come se si dovesse rinnovare il Consiglio comunale del Campidoglio domani mattina.

Peccato che nella Capitale si voti nella primavera del 2021 e non in quella alle porte che vedrà, invece, andare alle urne i cittadini abitanti in riva allo Stretto. Contraddizioni della politica, ma anche diverse capacità dei protagonisti che continuano, quelli reggini, come se nulla fosse, ad estrarre fuori dal cilindro, invece che idee e nomi per il rilancio di una città messa sotto i piedi dalla epocale impreparazione di Giuseppe Falcomatà e dei suoi amichetti, un filo rosso di improbabili alibi per giustificare un ritardo con conseguenze molto gravi. Prima c’era la giustificazione, fasulla, dell’attesa messianica delle elezioni regionali del 26 gennaio scorso, ora l’altrettanto spasmodica ansia di conoscere, preliminarmente, la composizione della Giunta presieduta da Jole Santelli. Cosa diavolo abbia a che fare il puzzle dell’Esecutivo calabrese con la scelta del candidato a sindaco lo sa solo chi continua a tergiversare pontificando pomposamente di step e tempi della politica da rispettare. Dimenticando che da rispettare ci sono soltanto i reggini che, dopo essere stati umiliati dalla presenza a Palazzo San Giorgio di volgari impostori e meschini opportunisti, adesso hanno il diritto di pretendere un sindaco vero ed un dream team che lo supporti con carattere e competenza, due elementi di cui non si è scorta traccia dall’ottobre del 2014. Mentre il tempo trascorre inesorabile, il Primo Cittadino e la sua comica compagnia di giro solleticano ambizioni di riconferma. A ringalluzzirli, nonostante il tornado quotidiano di improperi, alimentato dall’opinione pubblica bramosa solo di vederli traslocare al più presto, è proprio affacciarsi sul cortile del centrodestra e vedere il deserto, di facce e proposte. Ed allora, tirato un sospiro di sollievo perché, in fondo, c’è ancora tempo prima di gettare la spugna, il Primo Cittadino tesse la trama delle liste, convinto di poterne partorire una dozzina abbondante (il centrodestra a quante potrà arrivare?). Non è un dettaglio di poco conto, perché, se è vero come è vero, che Falcomatà è un intralcio ingombrante come pochi rispetto alla volontà di riconferma dei componenti della maggioranza, è altrettanto vero che in occasione delle elezioni comunali la capacità di comporre un numero congruo di liste mediamente competitive diventa decisivo. Finora non una riunione, non la convocazione di un’interpartitica, il nulla fatto (im)politica. E se da un lato non si muove foglia, dall’altro un sindaco uscente, con la determinazione di chi vuol vendere cara la pelle, traccia nero su bianco il perimetro. I candidati coinvolti nelle varie formazioni riusciranno a far recuperare il gap accumulatosi nel corso di un mandato così calamitoso? Questa è una delle domande senza risposta, ma perdere altro tempo, per gli sfidanti, rischia di essere un azzardo rovinoso, soprattutto se, numeri probabili alla mano, è ipotizzabile che la discesa in campo di Angela Marcianò potrà sottrarre consensi ovviamente insufficienti perché sia competitiva per la vittoria, ma pesantissimi in caso di (molto probabile) ballottaggio.

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