Comunali, centrodestra reggino in cerca d’autore (meglio se sciacquetta o sciacquino)

E' il momento degli audaci, non è il più il tempo dei pavidi avventati.

Vi diranno che, in fondo, mancano ancora sei-sette mesi alle elezioni comunali di Reggio Calabria, ma in realtà, nella loro codardia fradicia di ipocrisia, sono talmente a corso di personale politico appena presentabile che, alla fine della battuta di pesca, la rete consegnerà loro qualcuno che rappresenti al meglio uno sciacquino o una sciacquetta: tertium non datur.

Qualitativamente parlando, il centrodestra reggino in cerca d’autore più in alto di quel livello rasoterra non può, e non potrà sollevarsi. Lo certificano il passato prossimo ed il presente, che sarà affidato alla storia per inutilità ed inservibilità, all’ombra di quella immensità del nulla cresciuta a dismisura durante il mandato esercitato da Giuseppe Falcomatà. Non avrebbero dovuto fare altro, stante l’immobilismo fossilizzato nell’Aula del Consiglio comunale se non lavorare per un futuro più roseo e, in verità, sono ancora lì a pontificare sul niente perché attendono con fervente trepidazione il pacchetto di voti che sarà sputato fuori dalle urne delle elezioni regionali, in programma il 26 gennaio. Nani che hanno bisogno di essere ben incastrati in catene di comando dalla debolezza comica. E, quindi, fermi, zitti e allineati in attesa, senza nemmeno lontanamente sospettare che la città si trova in una emergenza di credibilità così sfigurante che l’alluvione della notte scorsa è una bacinella di piacevole acqua tiepida. Nessuno di essi nani si preoccupa dell’urgenza con cui offrire, armati di serietà, passione civile ed autorevolezza, un programma sostenibile che funga da base di lancio per la crescita di una città sottomessa all’infamia della grettezza morale ed amministrativa. E’, questo, il brodo di coltura ideale per improvvisati strateghi che, in una ordinaria condizione di agibilità politica, avrebbero occupato, se fortunati, l’ultima fila e, invece, si ritrovano, senza nemmeno sapere come, a fare e disfare, ad ordinare tempistiche e disporre modalità. Sarebbe, proprio per siffatte ragioni, interessante, capire meglio, una volta per tutte, la vicenda che interessa da vicino il professor Giuseppe Bombino. Gira e rigira, siamo sempre al punto di partenza: un labirinto surreale che, al centro, vede l’unico personaggio disponibile a spendersi, ma silenziosamente rifiutato dal centrodestra. Ignote le motivazioni. Tanti sono stati gli errori commessi in questi mesi, anche dalla sua stessa parte: sbagli comunicativi, strategici e politici, ma, ciononostante, rimane il solo, degno, ad aver compiuto un passo avanti. Significa che sia anche il solo a possedere i tratti distintivi del “prescelto” tra color che possono essere essere coinvolti nel progetto di rinascita? Certamente no, ma altrettanto certamente è il solo ad essere pronto, tra chi detiene i requisiti necessari, ad essersi messo a disposizione. Non risulta che altri si siano fatti avanti: un chiarissimo segnale della singolare circostanza che, complice l’aridità di idee, potrà essere tirato fuori dal cilindro davvero chiunque. Qualcuno che sarà cooptato solo perché ben manovrabile da chi si ritiene legittimato a distribuire le carte. Il problema, gravissimo per i reggini tutti, e non solo per il centrodestra, delle cui sorti potremmo anche beatamente strafottercene, è che, in mezzo a questo stagno di figure potenzialmente aspiranti, non s’intravede all’orizzonte nemmeno l’ombra di un rappresentane meritevole di indossare la fascia tricolore già abbondantemente “stropicciata” da Falcomatà. La città, a questo punto della corsa di avvicinamento alla competizione elettorale, ha il sacrosanto diritto di conoscere quale sia la direzione verso cui intende condurla la coalizione che si vanta di poterne gestire la sterzata decisiva verso lo sviluppo. Quegli stessi individui che si prenderanno la briga di decidere a chi affidare, formalmente, le chiavi di Palazzo San Giorgio, abbiano allora un sussulto di dignitoso coraggio politico e dignità personale, abbandonando quella disonorevole posizione attendista tipica dei cavalier serventi. Decidano, parlino pubblicamente di che cosa, e di chi, hanno in mente, senza fumosi polveroni alimentati da chiacchiericci offuscanti. Sarebbe l’occasione, peraltro, per scoprire, anche in questa circostanza una volta per tutte, cosa debba “pagare” il professor Bombino. E sarebbe anche il momento che i suoi sostenitori politici escano, tutti, allo scoperto: apertis verbis, dicano alla città, loro, non per interposta persona, perché è lui la persona ideale sulla quale imperniare il cambiamento agognato dall’opinione pubblica, ad oggi compattamente unita solo nel no, secco e irremovibile, all’attuale sindaco. Siano loro, con una manifestazione pubblica a lanciarne la candidatura, senza indugi e tatticismi, finora rivelatisi tutti improduttivi, anzi dannosi. E’ il momento degli audaci, non è il più il tempo dei pavidi avventati.

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