Comunali 2019, centrodestra nella palude della presunzione, Falcomatà si specchia nel niente

Grande è la confusione sotto il cielo plumbeo del centrodestra

Le schermaglie iniziali, nella variegata coalizione di centrodestra, in vista delle elezioni comunali che si celebreranno tra poco più di un anno a Reggio Calabria, non lasciano presagire nulla di buono.

Un cocktail poco equilibrato di superbia e sprovvedutezza sta già provocando sbornie di potere dalle quali rischiano seriamente di riprendersi solo dopo il suono stridulo della “sveglia” racchiusa nelle urne. Perché giocare solo ed esclusivamente sulla impopolarità, ad oggi pressoché generalizzata, di Giuseppe Falcomatà, è una condizione necessaria, ma non sufficiente per vincere prima e convincere dopo nei cinque anni successivi. Dalle prime mosse, tuttavia, non sembra che i maggiorenti del centrodestra ne abbiano contezza, tutt’altro. Perdono tempo con prese di posizione comiche in cui c’è spazio per tutto tranne che per la politica. E’ vero che questa è la fase in cui si mettono a punto le strategie e si limano le tattiche, ma sarebbe consigliabile che fughe in avanti come, per esempio, quella compiuta da una parte, invero impalpabile, di Forza Italia, fosse confortata da una dose minima di serietà. Quattro gatti, due voti e riescono pure a dividersi su un nome buttato lì per caso, quello di tal Giuseppe D’Ascoli che fonti ben informate riferiscono stia esercitando il ruolo di consigliere comunale. Un incarico, quello di esponente dell’opposizione che, tuttavia, sta assolvendo con la massima discrezione perché non sembra ci sia qualcuno, all’esterno dell’Aula dedicata a Pietro Battaglia, che possa confermarlo. Ma non è questo l’aspetto più paradossale della vicenda: i quattro gatti di cui sopra non hanno nemmeno fatto in tempo ad avanzare la proposta. A stopparli ci ha pensato il senatore Marco Siclari, trasferitosi a Roma un paio di decenni or sono, ha pensato bene di spiegare agli interlocutori che, prima di decidere rendere pubbliche le candidature, forse è opportuno discuterle all’interno del partito. Concetto che, evidentemente, deve essere sfuggito a Nino Foti che, pur perseverando con invidiabile costanza a non disporre di una preferenza che sia una, continua, imperterrito, ad interessarsi alla vita politica cittadina pur vivendo, anch’egli, da tempo immemorabile nella Capitale. Indifferente alle beghe interne è Francesco Cannizzaro, deputato da Santo Stefano in Aspromonte. Sicuro di avere il diritto, per grazia ricevuta, di allungare il proprio controllo anche sulla città capoluogo, è prossimo a calare sul tavolo la carta “liscia” della cugina, Giuseppina Princi, dirigente scolastica del Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci”. Per non restare indietro in questa corsa farsesca al pennacchio che non c’è, la Lega, di cui s’ignorano le persone fisiche che la rappresentano in riva allo Stretto, minaccia di presentarsi in solitudine. Contemporaneamente, candidati in pectore di cui si vocifera da tempo, vedi il professor Giuseppe Bombino, colti da un improvviso desiderio di “socializzare”, si iscrivono a Facebook da cui finora si erano ben tenuti alla larga: segnali inequivocabili di un desiderio di andare a caccia di visibilità, primo requisito per proporsi all’elettorato. Sarebbero i “sovranisti”  a sponsorizzarne la discesa in un campo che, per adesso, è coperto da confusione e rancori personali. Ancor più gravi se perdurano nel momento in cui il sindaco uscente ha dato avvio alla propria campagna elettorale.  Nello scorso weekend, infatti, il Primo Cittadino ha allestito un banale evento autocelebrativo, un “Villaggio delle idee” in cui, tuttavia, le idee partorite non devono essere state particolarmente efficaci. Per esempio, nessuno ha suggerito il modo per far arrivare in quelle stesse ore, in quegli stessi giorni, l’acqua nelle case dei reggini; a nessuno è venuto in mente di informare con la puntualità richiesta da dignità ed educazione, ed attraverso la pletora di “Esperti (la risata fragorosa è d’obbligo) di Comunicazione, i cittadini della chiusura dei rubinetti; nessuno ha tirato fuori l’intuizione giusta per far funzionare davvero la raccolta differenziata, ormai andata in tilt, tra imprecazioni e maledizioni. L’elenco potrebbe proseguire all’infinito, ma è grave che a fronte di questo rosario di scelleratezze messe in atto dal principale inquilino di Palazzo San Giorgio in tanti, tra gli avversari politici, ritengano di essersi messi la coscienza a posto a suon di comunicati. Pensano che qualche nota stampa buttata, in questi anni, qua e là in pasto alle redazioni giornalistiche dia loro la patente di feroci oppositori dello status quo falcomatiano. Approfittando dell’inesistenza in città di una qualsivoglia traccia del Movimento5Stelle, i cui rappresentanti territoriali e militanti (mai visti e mai sentiti), sono, evidentemente, soliti riunirsi in catacombe nascoste, lo spazio per combattere, in piazza, per le strade, a contatto diretto con il disagio sofferto ogni giorno dai reggini, era infinito, ma loro non hanno voluto o saputo vederlo. Mettendo tra parentesi l’imbarazzante immobilismo di Fratelli d’Italia, partito ormai noto a Reggio Calabria per la scorrevolezza delle porte girevoli attraverso le quali transitano, in entrata e in uscita, i soggetti più disparati, la sola briciola di serietà è lasciata, a mo’ di testimonianza di passione civile e spirito di servizio, dall’unico che, con la solidità delle azioni concrete, si è fieramente messo di traverso rispetto alle scorribande nella “Fiera della bassezza” da parte di Falcomatà & Co: Enzo Vacalebre. Già candidato, con tanto di conferenza stampa annessa in cui ha messo paletti insormontabili per gli uomini di non buona volontà, per quattro anni ha sventolato, da solo, il vessillo del contrasto alla inazione del Primo Cittadino. Estemporaneo, naif, plateale, certo, ma ha il grande pregio di non aver bisogno di mettersi in sintonia con l’umore del popolo perché è dal popolo che, lui sì, proviene. Se dalle parti del centrodestra avessero un minimo di amor proprio e di culto della meritocrazia, premierebbero il fondatore di Alleanza Calabrese convergendo sul suo nome: e, dunque, non sperateci troppo.

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