Clientelismo e malaffare all’ASP di Cosenza: 15 dirigenti e funzionari sotto inchiesta

I finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza hanno eseguito n. 6 misure cautelari personali del divieto di dimora nella Regione Calabria (3) e nel Comune di Cosenza (3), nei confronti del Direttore Generale, del Direttore Amministrativo e del Direttore Sanitario in servizio presso l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza negli anni 2016-2017-2018, nonché nei confronti del Direttore U.O.C. Affari Legali e Contenzioso pro-tempore presso l’A.S.P. di Cosenza, in carica fino al mese di agosto 2020, del Direttore UOC Gestione Risorse Umane presso l’A.S.P. di Cosenza e di un collaboratore Amministrativo.


Contestualmente, sono stati notificati gli avvisi di fissazione dell’interrogatorio, in relazione alla richiesta di misura interdittiva della sospensione dall’esercizio d un pubblico ufficio, avanzata dalla Procura della Repubblica di Cosenza nei confronti di ulteriori 9 indagati.
Le misure cautelari sono state disposte dal Giudice delle Indagini Preliminare del Tribunale di Cosenza, a seguito delle indagini dirette dalla Procura della Repubblica; agli indagati vengono contestati, a vario
titolo, i reati di abuso d’ufficio, falsità materiale commessa
del pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici).
Le indagini hanno consentito, secondo gli inquirenti, di far luce sulle dinamiche sottostanti la falsificazione dei bilanci consuntivi dell’A.S.P. di Cosenza nel triennio 2015-2017, fornendo una rappresentazione della
realtà economico-patrimoniale, già di per sé caratterizzata da cronici e consistenti disavanzi, più edulcorata di quanto non fosse, con lo scopo conclamato di riportare perdite di esercizio di gran lunga inferiori a quelle effettive e consentire così un allineamento posticcio dei dati
contabili dell’azienda sanitaria cosentina a quelli del Bilancio preventivo regionale, che consolida i dati di bilancio di tutte le aziende sanitarie calabresi. Nel corso delle investigazioni, i finanzieri hanno anche ricostruito come le assegnazioni di importanti incarichi dirigenziali, dissimulate sotto forma di procedure apparentemente rispettose dei principi di legalità e trasparenza, sarebbero in realtà avvenute in violazione dei più elementari principi normativi in materia, abusando del proprio ufficio. I casi più eclatanti avrebbero riguardato la formulazione di delibere assunzionali nelle quali i requisiti di partecipazione sarebbero stati predeterminati sulla scorta di interpretazioni personalistiche dei vigenti criteri fissati dalle leggi e dalla contrattazione collettiva, in funzione dei titoli e dei curricula degli aspiranti in un’ottica marcatamente clientelare.
In particolare, le attività investigative avrebbero evidenziato una serie di reati di falso (documentale ed ideologico) e di abusi d’ufficio concernenti l’arbitraria attribuzione di incarichi di responsabilità di unità organizzativa all’interno dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, parallelamente all’adozione di procedure di nomina di dirigenti aziendali, in violazione della specifica normativa di settore nei ruoli di Responsabile dell’Unità Operativa Semplice protesica (in relazione al quale non sono stati rispettati i requisiti di permanenza quinquennale nella qualifica di dirigente medico per l’attribuzione della qualifica dirigenziale), di Dirigente Amministrativo (in relazione alla quale sarebbe stata adottata un’errata procedura di mobilità al fine di agevolare intenzionalmente una specifica concorrente) e di Responsabile dell’Unità Operativa Semplice Risk Management e governo clinico (in relazione alla quale venivano completamente disattesi sia i requisiti richiesti per ricoprire il ruolo a concorso che le procedure adottate).
Nel dettaglio, le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Cosenza avrebbero disvelato che la disastrosa situazione economica-finanziaria-patrimoniale in cui versa una delle aziende sanitarie più importanti a livello nazionale, per risorse finanziarie gestite, numero di dipendenti e bacino d’utenza servito, soventemente
giustificata con errate scelte strategiche del passato (in primis l’accorpamento delle quattro preesistenti Aziende Sanitarie Locali in ambito provinciale), in realtà, sarebbe dovuta ad un sistema di malaffare che, stratificatosi nel corso degli anni ed aggravato da una sostanziale inefficacia del sistema dei controlli delle competenti autorità regionali, ha consentito di occultare un progressivo ed inarrestabile depauperamento delle risorse dell’Ente sanitario, con inevitabili gravi ripercussioni sulla capacità di garantire Livelli Essenziali di Assistenza qualiquantitativamente adeguati. Tra i sospetti artifizi posti in essere per raggiungere gli scopi descritti, è emerso, in particolare, il doloso occultamento di una preponderante quota del contenzioso legale sorto negli anni dal
2015 al 2017 e, conseguentemente, l’insufficiente imputazione degli accantonamenti annuali al correlato Fondo Rischi e Oneri, che è risultato del tutto inadeguato rispetto alla sua naturale funzione, ovvero la copertura prudenziale dei possibili rischi di futura soccombenza in giudizio. L’evidente insufficienza degli accantonamenti ha consentito di limitare l’impatto economicopatrimoniale sui conti aziendali, atteso che, laddove per il triennio considerato si fosse tenuto conto dei maggiori componenti negativi di reddito, si sarebbe determinata una perdita di esercizio complessiva ampiamente superiore rispetto al dato risultante dai conti aziendali presentati, in un contesto che vede un contenzioso legale pendente di oltre mezzo miliardo di euro, cifra sintomatica di una gestione amministrativo-contabile e degli affari legali del tutto
inefficiente. Peraltro, anche tale ultimo importo potrebbe risultare sottostimato, considerato che sono emersi molteplici e convergenti riscontri circa l’esistenza di 287 milioni di euro di prenotazioni presso terzi (ovvero presso il tesoriere), quindi ulteriori somme assegnabili alle controparti dell’Azienda per effetto della soccombenza in giudizio, di cui 102 milioni già vincolati (e quindi non più nella disponibilità dell’Azienda) presso la Banca d’Italia per effetto dell’avvenuta assegnazione giudiziale.
A completare un quadro così disastrato dei conti, sono da aggiungersi:
 un marcato disallineamento tra il saldo di cassa effettivo (disponibile presso l’istituto di credito tesoriere) e quello risultante a bilancio, motivato dal mancato regolarizzo di oltre 54 milioni di euro di “sospesi di cassa”, ovvero di somme non più disponibili in quanto già pagate dal tesoriere, nella stragrande maggioranza dei casi per effetto dei “pignoramenti
presso terzi” ottenuti in sede giudiziale dai creditori dell’Azienda;
 la mancata contabilizzazione degli incassi dei crediti vantati nonché la mancata svalutazione e stralcio di quelli da ritenersi inesigibili. Inoltre, i crediti di cui al bilancio consuntivo al 31/12/2017 sono stati appostati sulla base di dati extracontabili e, pertanto, non rispecchiano i dati risultanti dalla contabilità dell’Azienda.
Nonostante quelle che secondo gli inquirenti sono state gravi e reiterate irregolarità gestionali e contabili ed i pareri contrari espressi dal collegio sindacale, i bilanci del triennio 2015-2017 sono stati comunque
approvati dagli organi di controllo istruttorio.
La Procura della Repubblica ritiene che gli elementi accusatori al riguardo siano gravi, univoci e concordanti, tanto da avanzare anche richieste di misure interdittive, su cui il G.I.P., all’esito dei già disposti interrogatori, dovrà pronunciarsi.

Contenuti correlati