Scrollarsi di dosso l’etichetta di “Comune più povero d’Italia” puntando su ciò che è considerato “l’oro del futuro”: l’acqua. Nardodipace non ha intenzione di perdere l’occasione fornita dai Contratti istituzionali di sviluppo e punta su “un potenziale economico, immaginifico e persino utopico”.
Un liquido puro, di qualità, ricercato, quello del paese dei Megaliti che può essere valorizzato attraverso un Museo che ne consenta il “manifestarsi in tutta la sua potenza mitica, antropologica, visionaria” e che possa raccontarne la storia attraverso oggetti, contenitori, vasellame che nel corso del tempo sono serviti all’uso ed al trasporto.
Nello specifico, il progetto si ispira, nelle forme, ad “un contenitore di ceramica attraversato da lunghe canne, memore dei canneti presenti negli acquitrini calabresi” con “le canne che, disposte radialmente, dialogano a distanza con i monoliti di Nardodipace”. Il “Museo H2O” (progetto relativo ai Contratti istituzionali di sviluppo – finanziamento per circa 7 milioni di euro) si potrà avvalere delle moderne tecniche esplorative in merito all’uso dei sistemi computerizzati, video o altro, atti ad esplorare le conoscenze dell’acqua e del suo uso, con particolare riferimento ai prodotti culturali ispirati alla logica del mantenimento e riuso delle risorse idriche. Questa grande giara rovesciata avrà il compito, attraverso la sua figurazione, di dichiarare apertamente il suo contenuto: forma e funzione coincideranno nel messaggio. Sarà cinta da una vasca d’acqua tutto intorno e diviso in quattro livelli. Il piano sottostante ospiterà una caffetteria, una piccola biblioteca specializzata sull’acqua e la storia del paese, un deposito per i materiali inerenti il Museo, spazi per i laboratori didattici sia museali che sperimentali, oltre ai relativi servizi. Al piano posto in quota stradale si accederà tramite un piccolo ponticello, anch’esso rimanda alla mitologia del ponte e del suo attraversamento e i miti ad esso connesso. In questa quota avrà sede l’ufficio di accoglienza e amministrativo, la biglietteria e alcune sale espositive, una piccola sala conferenze e, nel centro, una grande vasca d’acqua alimentata da una forma ad imbuto che trattine nel suo interno l’acqua. Nei piani soprastanti, alcune sale ospiteranno le varie forme di cultura dell’acqua, con una sezione dedicata alla chimica del componete e una sulla storia della captazione dell’acqua in territorio serrese e nella Calabria in generale. Un emblema come scultura sarà posto all’ingresso del Museo: si tratta della donna portatrice d’acqua.
Altro obiettivo sarà quello dell’organizzazione di un Festival dell’acqua a cadenza annuale, che potrà prevedere il coinvolgimento delle associazioni e delle case produttrici di acqua.
Nelle intenzioni del sindaco Antonio Demasi, oltre che luogo di studio e “centro nevralgico in grado di rinnovare le valenze espressive del ruolo incentivando la permanenza dei più giovani cittadini”, il Museo potrà contribuire a dare una piccola boccata d’ossigeno in termini occupazionali.