Circonvenzione di incapaci

Diversi, tra operatori dell’informazione e rappresentanti istituzionali, si stanno domandando in queste ore, in questi giorni, di quale peccato si siano macchiati i cittadini di Reggio Calabria per meritare di essere amministrati dal peggio del peggio del peggio che essere umano, ed anche inumano, possa concepire.

Una banda di vandali, colpevole, nel contesto di una striscia perpetua di nefandezze, della realizzazione di una pista ciclabile che in qualsiasi altro angolo del pianeta sarebbe vista come un passo avanti in direzione della civiltà a tutto tondo, della mobilità intelligente, di una maniera moderna di abitare la città. In qualsiasi altro angolo del pianeta, ma non in questa gabbia dalle sbarre strette dove una compagnia di falliti da dieci anni a questa parte si sta accanendo su quel che resta del corpo ormai esanime di una terra fatta a pezzi da una ignoranza amministrativa senza precedenti. Diventa quasi scontato quanto accaduto, ennesima occasione in cui i rappresentanti della maggioranza di centrosinistra, a cominciare dal massimo esponente, scappano a gambe levate dalle loro responsabilità. E allora, perché no? Il padrone, con gli occhi spiritati, che, accigliato ed approfittando del nero sordido portato da una mite serata di febbraio, passeggia in via De Nava ed osserva, come fosse un pensionato, lo schifo prodotto dai materiali autori di due bande bianche arditamente definite “pista ciclabile”.

Tanto per non dimenticare il punto di partenza della riflessione: immaginate forse un peccato più grave di aver accordato, nel 2020, ancora una volta la fiducia (speriamo almeno interessata perché altrimenti sarebbe urgente ed obbligato il provvedimento della soppressione del diritto di voto) ad una truppa di valletti schiacciati sotto i tacchi da “Master Falcomatà” e tutti presentatisi con la patente di analfabeti istituzionali? Sulle patenti troverete i volti di Brunetti Paolo e Ninuzzo Castorina, di Rocco Albanese e Calabrò Irene Vittoria (questi ultimi due dispersi, dopo essere stati “espulsi” da Palazzo San Giorgio, nelle profondità dell’oblio riservato ai figuranti più scialbi), di Versace Carmelo e Gianni “Ti mangiu u cori” Latella. Ebbene, sappiatelo, no, peccato meno grave per i danni procurati al resto (quello razionalmente affidabile), della cittadinanza, gli elettori di questi individui non avrebbero potuto arrecare. Loro sono i mandanti di un delitto sociale che si consuma ogni giorno e di cui il “caso pista ciclabile” è solo l’ultimo della serie, sia pur mostruosamente tragicomico.

“Dal mio ritorno ad ottobre ho cercato di capirne di più su questo progetto” è una delle frottole pronunciata a mezzo Facebook dal sindaco: di grazia, ricorda che al vertice di quella Amministrazione sospesa nell’attesa del suo salvifico ritorno si era assiso, su precisa e perentoria volontà del Falcomatà medesimo, un tizio imposto come Facente Finzioni poi degradato, causa eventi avversi, al basso rango di Facente Finzioni Fenicio? Magari chiedendo a lui, potrebbe essere messo a parte di qualcosa che gli è sfuggito, ma non può essere sfuggito al confermatissimo e fedele fedele fedele luogotenente fenicio di cui sopra. Se questa fosse la verità, al Primo Cittadino servirebbero, sì e no, un paio di minuti per rimettersi in pari, non solo con i passaggi relativi al progetto in questione, ma con tutto quanto (non) è stato fatto dai suoi umili sottoposti nei due anni di sua assenza.

“Mi hanno risposto che gli esperti sono loro. Evidentemente non ci hanno sentito”, accusa Falcomatà: bersaglio dei suoi “videostrali” progettisti e tecnici non meglio specificati. Nella migliore delle ipotesi siamo in presenza di soggetti che se ne fottono delle direttive da lui impartite. Anche in questa circostanza è preferibile continuare a pensare si tratti “solo” di una delle menzogne serali e seriali del titolare della fascia tricolore. Il quale, tuttavia, nel soliloquio a beneficio di un viscido scaricabarile (di cui porta, insieme ai suoi inservienti in Consiglio Comunale, alto il vessillo) incappa, persino lui, in una considerazione corretta: “I cittadini non possono pagare per l’incapacità di altri”. Appunto, ci siamo, il ragionamento non fa una piega, e dunque: cosa fate ancora là dentro se ormai anche topi e scarafaggi affezionati ad ogni contrada e ad ogni strada si sono convinti del male assoluto incarnato dalle Giunte succedutesi durante il primo ed il secondo mandato?

Ma mai arrendersi, mai arretrare, suona imperiosa la voce stentorea del sindaco social: “Allora che si palesino e spieghino ai cittadini come hanno concepito questa opera. Da parte mia c’è la volontà di perseguire le responsabilità penali e civili”. Signori, indagherà lui, state tranquilli. Signori, li stanerà lui, uno ad uno, scoverà i responsabili di questo scempio. Certo, sarebbe bello se così fosse, ma meglio ancora sarebbe se, per riuscire nell’intento, andasse davanti ad uno specchio, chiamasse a sé complici e favoreggiatori di Palazzo San Giorgio e, tutti insieme, alzassero la mano per ammettere, finalmente e definitivamente, le colpe di ciascuno (e non solo per lo scandalo della cosiddetta pista ciclabile).

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