Ciano di Gerocarne fra radici, (cattiva) educazione e legami lacerati: l’inquietudine dei tempi moderni

Sembra una storia di un’altra epoca quella che ha avuto come teatro Ciano di Gerocarne. Una comunità che si ribella perché la sua guida religiosa non concede di svolgere una processione è una scena che non appartiene al tempo della secolarizzazione e della globalizzazione. Evidentemente i fedeli di una frazione di un piccolo centro di una delle province più disastrate d’Italia a quel rito è rimasta attaccata. Sarà per devozione, per attaccamento al rito, per “prassi”, per tradizione o per  abitudine, ma la gente di Ciano a quell’evento ci tiene. Anche se magari non sa dimostrarlo o forse quell’evento inconsciamente nemmeno lo rispetta fino in fondo, perché anche il comportamento fa parte della cultura.

In questa vicenda ci hanno perso un po’ tutti: i fedeli che non hanno dato prova di sensibilità e per i quali “il certo” non è più tale, il parroco don Pietro Cutuli che ha visto una parte della comunità religiosa ribellarsi contro di lui, l’immagine di un paese in verità fatto di persone semplici e generose, abituate a conquistare con sudore ogni singolo pezzo di pane.

Dalla domenica che precede il Ferragosto ci si aspettava un clima festoso, la condivisione di intenti, il calore di chi ritrova i propri cari. E, invece, oltre alla profondità delle radici del popolo e all’esplosione delle tensioni latenti, sono emersi altri due fattori: lo scemare del rispetto verso i luoghi santi che si deve in ogni momento ed al di là della compagnia; la lacerazione del legame fra fedeli e parroco – che ha richiesto l’intervento dirimente di un’Autorità esterna (il vescovo) – che ieri ha vissuto il suo atto (semi)conclusivo. Fattori che probabilmente qualche lustro addietro non sarebbero esistiti.

Ecco allora che anche quella frazione di quel piccolo paese è stata contaminata dall’inquietudine, dalla frenesia, dall’egoismo dei tempi moderni. È già successo altrove e non bisogna andare troppo lontano per trovare i riscontri. Basta pensare all’episodio similare accaduto a Brognaturo.  I sintomi di sbandamento sono dunque preoccupanti in un territorio in ritardo di sviluppo, che non riesce a proporsi con efficacia come forza attrattiva nonostante lo sconfinato patrimonio storico, artistico e naturalistico e che allo stesso tempo vive qualche episodio di protagonismo collettivo (in senso negativo). Serve una pace sociale per recuperare solidità ed andare avanti: ma prima di tutto ognuno deve riconoscere i propri errori prima di giudicare gli altri.

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