Chiusura Ortopedia di Vibo, Mirabello a muso duro con Mangialavori: “Sguaiato delirio di onnipotenza”

"Ai rassereni e pensi a gestire il carrozzone clientelare che ha messo in campo a Vibo"

“Scopriamo solo oggi -replica polemicamente Michele Mirabello, consigliere regionale del Partito Democratico – che avremmo dovuto chiedere il permesso al senatore Mangialavori prima di mettere in campo una delle tante iniziative politiche finalizzate a risolvere i problemi del territorio vibonese.


Eppure il capolavoro politico che lui ha realizzato in nove anni nella città più disastrata della Calabria, il modello Vibo che, con annessi e connessi, ha costruito, meriterebbe ben altra prudenza e linea di condotta.
Capisco il nervosismo derivante da una campagna elettorale che aveva previsto in discesa e che oggi, evidentemente, lo preoccupa oltremodo, ma la supponente replica del senatore Mangialavori, oltre che sopra le righe, mi risulta stranamente sguaiata e fuori luogo e finanche lontana dal solito costume del personaggio”.
“Senza cadere nella polemica dovuta ad evidenti ubriacature elettorali e deliri di onnipotenza, volevo precisare a Mangialavori e soprattutto ai cittadini vibonesi, che la riunione presso la sede della Giunta Regionale è finalizzata – è la spiegazione fornita dal presidente della Commissione Sanità – ad assumere provvedimenti urgenti volti a scongiurare una, seppur temporanea, chiusura del reparto che, allo stato, non è stata decretata e che la grave carenza di medici che siamo costretti a sopportare deriva da quel blocco del turnover che proprio la coalizione di Mangialavori per prima decretò in Calabria, con Scopelliti che chiese ed ottenne dalGgoverno ‘amico’ il commissariamento, che le procedure concorsuali autorizzate dalla struttura commissariale sono in corso, inclusa quella per la nomina del primario del reparto.
“Dunque Mangialavori – è l’invito che gli rivolge Mangialavori – si rassereni e pensi a gestire, se ci riesce, il carrozzone clientelare che ha messo in campo a Vibo, magari spiegando ad una città che ha trascinato nella palude come può riproporsi oggi come salvatore della patria, evitando di buttarla in caciara nel tentativo di speculare su problematiche che affondano le radici proprio sull’operato della sua parte politica”.

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