“Perché è importante programmare?”. Ripetono la domanda a due anni di distanza dalla presentazione del programma elettorale del gruppo “Ripensiamo Chiaravalle”, gli esponenti di “GiovaMenti”, che operano una serie di riflessioni critiche.
“Il cittadino, secondo la loro visione – sostengono Domenico Basile, Nicola Corrado, Antonella Pelaggi e Mariacaterina Sanzo – doveva essere l’unico interlocutore e protagonista, in realtà questo accade soltanto se si è in accordo con le scelte della Giunta e non si tengono in considerazione suggerimenti e osservazioni fatte da chi la vede diversamente. In sostanza manca il dialogo e il confronto, insomma sono state tolte le barriere fisiche ma sono rimaste quelle mentali, nulla è cambiato. Facendo sempre riferimento al programma proposto da ‘Ripensiamo Chiaravalle’ tanto si potrebbe dire su ciò che è stato scritto ma mai realizzato”.
Nello specifico, i rappresentanti di “GiovaMenti” si soffermano “su ciò che invece non era previsto, verosimilmente, perché non indispensabile per il miglioramento del nostro paese, ossia il restyling di piazza Calvario”. “Vorremmo far notare a chi siede sugli scranni di palazzo di città – chiariscono – che non è certo perché non vi sono molte panchine o perché vi sono due aiuole che non si vedono decine di cittadini seduti o intenti a vivere la piazza. Basta, infatti, percorrere qualche centinaio di metri per vedere anche la piazzetta deserta; se questi luoghi non sono più dei punti di aggregazione, il motivo non è certo lo stile”.
“Siamo proprio sicuri – s’interrogano Domenico Basile, Nicola Corrado, Antonella Pelaggi e Mariacaterina Sanzo – che i cittadini vogliano spendere circa 25.000 euro per Piazza Calvario? A noi sembra un capriccio di questi amministratori, che a quanto pare continuano ad essere in campagna elettorale. Ma, a differenza dei periodi precedenti alle elezioni del 2016 (quando alcuni di loro facevano volantinaggio per intenderci), lo fanno stando seduti sulle poltrone del Comune, altrimenti non si spiega come non vedano i mille problemi che ci sono nel paese. Probabilmente siamo noi a non capire l’importanza di questo restyling ma visto che si tratta di circa 25.000 euro di soldi nostri, quale occasione migliore di discuterne in un Consiglio comunale aperto, previsto ogni 60/90 giorni e mai realizzato? Siamo felici che questi lavori siano stati affidati ad una ditta del nostro paese, abbiamo ottime professionalità che è giusto coinvolgere (anche se non sempre accade), ma è opinabile la scelta degli interventi. Siamo sempre in attesa – affermano – che il Consiglio comunale diventi un luogo di confronto ed aperto ai cittadini. Ci auguriamo che si possa riflettere meglio sulla gestione delle spese del nostro territorio e, magari, quando si decide di spendere una somma considerevole per un intervento del genere, sarebbe bello che si chiedesse l’opinione dei cittadini effettuando non solo uno studio di fattibilità ma anche un’analisi costi‐benefici. Perché in fondo – concludono – sembra proprio così, sembra che sia più importante apparire belli che esserlo davvero”.
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