Chi l’ha conosciuto lo evita

Nel variopinto sottobosco della politica di periferia spiccano da sempre abilissimi giocatori di poker che, aiutati da visioni intuitive e sospinti dal soffio della sorte qualunque sia la distribuzione delle carte e chiunque sia ad avere in mano quelle apparentemente vincenti, non si alzano mai dal tavolo con la frustrazione generata dall’aver sbagliato anche una sola mossa, nemmeno la più insignificante. Poi ci sono, invece, gli strateghi dell’errore di valutazione, quelli che accumulano senza sosta filotti di scelte sbagliate, figlie o di una miopia inguaribile o di una presunzione ottusa, in qualche caso, come quello riguardante Giuseppe Falcomatà, generate da entrambe. Non sono opinioni, ma fatti oggettivi dettati dalla lettura di un cursus honorum molto poco invidiabile.

Partendo dal 2014, anno dell’ascesa al soglio municipale di Palazzo San Giorgio, è stato un susseguirsi di decisioni, nella individuazione dei fedelissimi, che, nella migliore delle ipotesi, gli si sono ritorte contro in malo modo. Vinte le elezioni nell’autunno di otto anni fa, il Primo Cittadino oggi sospeso, affidò l’incarico di vicesindaco a Saverio Anghelone, reduce da un risultato altisonante con la lista del Centro Democratico e premiato nell’ottica di una squadra che avrebbe dovuto essere giovane e briosa. Un paio d’anni di convivenza finché nelle segrete stanze fu deciso che il medico poteva accomodarsi in altra postazione più defilata, un processo di emarginazione che, al termine della consiliatura, spinse lo stesso Anghelone, orfano del partito a bordo del quale era arrivato ad occupare il ruolo di numero 2, fra le braccia di Cambiamo e di Giovanni Toti. Superfluo ricordare che, al momento del ritorno al cospetto dell’elettorato, Anghelone raccolse una messe di voti più cospicua rispetto alla prima tornata. Quando nel 2016 Falcomatà lo liquidò senza tanti convenevoli contemporaneamente virò senza tentennamenti verso la guardia pretoriana per eccellenza, Armando Neri, suo braccio destro e sinistro, un soldato devoto che mai si sarebbe allontanato dalla luce riflessa di cui si è alimentato per anni. Un passaggio che gli è valso, dopo l’insperata riconferma risalente al 2020, l’attribuzione della carica di vicesindaco della Città Metropolitana, trono dal quale è stato defenestrato con un tratto di penna ed in pochissimi secondi un paio d’ore prima della lettura della sentenza di condanna relativa al processo “Miramare”. Sta di fatto che questi primi mesi di forzato esilio dai Palazzi hanno spinto l’ex seguace tra le braccia, sempre aperte per chiunque, dell’UDC. Altro giro, altro regalo con il quale Falcomatà ha omaggiato, spesso ricambiato, il centrodestra. Neri, prima dello stop, stava occupando un posto di primo piano nell’Amministrazione in precedenza affidato ad un altro degli amici più affezionati dei tempi che furono, Riccardo Mauro. L’avvocato, addirittura, è rimasto talmente traumatizzato dall’esperienza consumata accanto a Falcomatà da aver abbandonato Reggio Calabria e la politica preferendo dedicarsi alla gestione della burocrazia scolastica dall’altra parte dell’Italia. Rivinte le elezioni, il sindaco sospeso si è concesso il lusso, da dominus indiscusso di un centrosinistra comunque disastrato, di tirare fuori dal cilindro il coniglio del professor Tonino Perna, sociologo dal mal di pancia ricorrente, dalla diagnosi costante, ma refrattario alle terapie da adottare con tempismo. Sta di fatto che anche questo vicesindaco appartiene già al passato e, pur non avendo scelto altri treni, si è dovuto servire della psicanalisi per rispondere dell’operato, altrimenti incomprensibile, di Falcomatà. Un crescendo di azzardi da parte del Primo Cittadino oggetto di sospensione che ha raggiunto, finora, l’apice, con la nomina, al posto di Neri e Perna, di due esemplari come Paolo Brunetti e Carmelo Versace che, in luoghi abitati dalla preparazione, dalle capacità, dal talento, non avrebbero mai potuto accedere: nessuno avrebbe loro concesso il pass per entrarvi. Le manovre di falcomatiana esecuzione, però, riescono a portare disgrazie non solo nell’immediato, perché i loro effetti si estendono nel tempo. E’ così che la magia si incontra con il prodigio: lui, esponente di punta del Partito Democratico crea politicamente dal nulla due individui che ora, rispettivamente con Italia Viva (Brunetti) e Azione (Versace) potrebbero essere candidati alle imminenti elezioni politiche sottraendo voti al PD di cui Falcomatà è perverso alfiere in una guerra ormai condotta in poco beata solitudine contro il mondo intero.

Contenuti correlati