Chi ha paura del professor Bombino?

Troppo dirompente, per questi equilibri consolidati, si rivelerebbe la presenza di Bombino nella stanza dei bottoni

Vediamo di giocare a carte scoperte e per farlo serve, prima di tutto, rispondere ad una domanda preliminare a qualsiasi ragionamento politico si voglia affrontare: a chi fa paura Giuseppe Bombino?

Inutile girare attorno alla questione, inutile tentare di nascondersi dietro alibi troppo gracili. Il docente universitario reggino ha rotto gli indugi, issato la vela della sua piccola barca che ha riempito di visioni, sogni ed aspirazioni. Sciolte le riserve, si è lanciato nel mare aperto e periglioso della politica. Posti dinanzi ad una scelta ad altissimo valore aggiunto di moralità. solo chi è in malafede può, drogato dalla dietrologia, sospettare che a muoverlo altro non sia se non la passione viscerale nei confronti della città di Reggio. Un amore talmente totalizzante che verrebbe quasi voglia di chiedergli: “Perché? Chi te lo fa fare? Come fai a non capire che si tratta di uno sforzo, emotivo ed intellettuale, inutile in quanto non apprezzato da chi muove le pedine nelle segrete stanze?” Eppure lui non solo non demorde, ma rilancia. Ha deciso di seguire il percorso più logico, quello che forse avrebbe dovuto intraprendere già qualche mese fa: “Io ci sono e mi gioco la partita a mani nude”. Senza fare mistero di quale sia la maglia del cuore, quale sia la bandiera sotto la quale desidera competere: quei colori del centrodestra che per qualcuno, all’interno della stessa coalizione, evidentemente sono considerati una deminutio. Vecchie volpi, giovani solo per l’ufficio Anagrafe e che, noncuranti della richiesta di alternativa che, potente, sale, dall’opinione pubblica, lasciano imperterriti che scorra il tempo e si riduca lo spazio di agibilità. Nel frattempo, per fortuna, il sonno della ragione non attecchisce in tutte le menti e, lasciando ad altri il compito vigliacco di lisciare il pelo ai cittadini, provando a far credere loro che vi siano candidature concepite nell’alveo della presunta società civile, sfidano coraggio l’inerzia degli eventi. Giuseppe Bombino, infatti, ha spiegato pubblicamente le ragioni che lo collocano, irriducibilmente, nel mondo, ideologico e pratico, del centrodestra. E dunque, ci si domanda: cosa osta ad abbracciare la medesima causa da parte delle forze politiche della coalizione? Quali sono i motivi, di grazia, per i quali, nessuno ha speso, fino al momento, una parola, a supporto dell’intellettuale reggino? Peggio, e questo dubbio inquieta ancor di più: come mai, a fronte di una esplicita disponibilità a guidare il centrodestra in vista delle prossime elezioni comunali, non un solo esponente politico dei partiti interessati ha alzato la mano per spiegare al popolo in attesa della agognata fumata bianca quali siano gli ostacoli insormontabili che impediscono al professore dell’Università “Mediterranea” di mettere in pratica, alla guida di una squadra di alto livello, la sua ispirazione circa la città del futuro? Vien quasi da pensare, alla luce del tempo inesorabile fin qui trascorso inutilmente, che qualcuno abbia la segreta tentazione di giocare a perdere. Comodamente accucciato davanti al sacro fuoco del potere fine a se stesso, potrebbe anche non avere interesse alcuno a modificare lo status quo che tiene sotto scacco le pedine in riva allo Stretto. Troppo dirompente, per questi equilibri consolidati, si rivelerebbe la presenza di Bombino nella stanza dei bottoni. Meglio lasciare tutto com’è o, se proprio necessario, far sì che i soli mutamenti permessi siano quelli garantiti da figurine innocue che assicurino il sordido torpore da cui, invece, Reggio si deve liberare il prima possibile esiliando, in via definitiva, coloro i quali si sono ingrassati divorandone l’anima.

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