C’era una volta il Consiglio comunale di Reggio Calabria

E sì che è un Consiglio comunale dalla dubbia legittimità, potendo contare sul supporto non richiesto delle anime dell’Aldilà; e sì che agli occupanti, per più di qualcuno, abusivi, non saranno dedicati capitoli, e nemmeno paragrafi e nemmeno capoversi e nemmeno una frase e nemmeno una parola, sui libri di storia, ma sarebbe piacevole se, una volta ogni tanto, così, anche solo per vedersi e scoprire l’effetto che fa, il presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, Enzo Marra, tentasse l’azzardo di convocare una seduta della massima Assemblea cittadina. Arrischiasse l’adunanza della massima Assemblea elettiva cittadina, quella amorfa aggregazione di individui per la cui composizione, ogni quinquennio (salvo pandemia), i cittadini si scomodano recandosi alle urne per esercitare quell’elementare diritto-dovere che definisce una comunità democratica. Un esercizio reso vano dall’andazzo imposto da una maggioranza di centrosinistra evidentemente refrattaria alle banali procedure che regolano la vita politico-amministrativa di una città.

Appena tre incontri in sei mesi appaiono pochini anche in Corea del Nord e, per una coalizione tenuta sotto schiaffo dall’esponente di un partito nominalmente Democratico, lo stesso che, peraltro, esprime il massimo rappresentante dell’assise consiliare, è un paradosso ancor più beffardo ai danni della cittadinanza. Vero è che nel frattempo il sindaco non sta con le mani in mano e generosamente si spende al servizio della sua gente, salutando commosso, come da testimonianze social, l’Arcivescovo uscente, celebrando con sobrietà la Festa della Repubblica e il suo anniversario di matrimonio, ma i reggini apprezzerebbero anche un rispetto maggiore delle forme imposte dalla sovranità popolare vedendo i loro rappresentanti, o pseudo tali, sedere sugli scranni dell’Aula dedicata a Piero Battaglia. Qualche inaugurazione senza meriti, qualche progetto appeso alla parete dei sogni, qualche nota di solidarietà al pigro suono della retorica intinta nel Moscow Mule, e via di questo passo. Per il resto l’ordinata vita di un ente come il Comune di Reggio Calabria può andare avanti senza particolari scossoni: del resto di cosa volete discutano? L’incedere elegante della città potrebbe essere guidato da un pilota automatico: non una difficoltà, non un disagio, non una rogna. Quindi, in effetti, perché mai si dovrebbero confrontare i consiglieri delle varie compagini? O, magari, la risposta in questo perdurante assenteismo istituzionale è da individuare altrove: sono talmente tante le grane impossibili da risolvere per le capacità esibite dai pubblici amministratori locali che un loro raduno suonerebbe ancor più ironico alle orecchie dei reggini tappate dal raccapriccio quotidiano. Alle faccende importanti, in fondo, provvede la Giunta ammaestrata dall’antitesi di Mr. Wolf, risolvo problemi, alias Giuseppe Falcomatà che, mal che vada la carriera politica, potrà sempre scegliere tra il lavoro di istruttore dei servizi amministrativi, categoria C al Comune di Milano e l’attività di organizzatore di feste (meglio se non al “Miramare”).

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