Censore e il coraggio da vendere: sfida controcorrente al Burian politico

Nel suo quartier generale giurano che, in caso di sconfitta, non sarà “ripescato” nella Giunta regionale. Non sappiamo se ciò sia vero e non sappiamo come andrà a finire il 4 marzo, ma l’onestà intellettuale ci impone di riconoscere il ruolo assunto da Bruno Censore nell’ultimo decennio.
In 9 mesi di vita questo giornale ha più volte trovato motivi di duro scontro con Censore ed il “censorismo”: è successo, ad esempio, in estate con la nota vicenda delle sponsorizzazioni a “Serreinfestival” ed è ricapitato poco meno di un mese addietro quando il deputato del Pd ha difeso quello che a nostro avviso era indifendibile e cioè gli sconsiderati attacchi del suo partito alla stampa. Nonostante anche in quest’ultima occasione avessimo avuto l’impressione di un certo distacco dalla realtà, poi non abbiamo potuto non rilevare un dato: Censore non abbandona i “suoi” uomini nemmeno quando sbagliano in maniera grossolana. Forse li corregge in privato, ma non li scarica in pubblico.
Gli avversari lo accusano di essere il responsabile del sottosviluppo del Vibonese e di praticare clientelismo selvaggio, lui rivendica di aver portato risorse e occupazione. La consistenza delle prime rispetto ai problemi da risolvere e la destinazione della seconda sono da approfondire, ma la “presenza” sul pezzo è innegabile.
Non ci è mai piaciuto lo stile utilizzato per affrontare i momenti di difficoltà dovuti alle critiche di avversari ed osservatori: non risponde, aspetta che il caso si sgonfi, rimane a lungo silente. Nessun comunicato stampa è giunto nelle redazioni dei giornali in queste settimane di campagna elettorale: probabile che la consapevolezza che l’esposizione mediatica possa produrre contrazioni di consenso e non ampliamenti abbia spinto ad una decisione che pare studiata a tavolino. Ma, nonostante questo, non si può dire che Censore sfugga al confronto: anzi alla fine tenta di far valere le sue ragioni, se è il caso prova a chiarire, anche personalmente, pur sapendo chi ha di fronte. Riesce a tenere a bada l’istinto, calcola, studia la strategia.
È accusato di badare alle esigenze spicciole dei suoi capi elettori: di certo conosce in maniera minuziosa il territorio, chi lo vive e come lo vive. Non evita, a differenza di altri, gli incontri per il timore di dover prendere impegni.
Gli contestano gli accordi politici stretti, ma ha spesso subito il tradimento di quanti hanno utilizzato la sua posizione per poi cambiare bandiera e fare nuovamente marcia indietro. E lui li ha riaccolti mettendo in chiaro chi decide e chi si deve accodare. In altre parole, ha dato dimostrazione di forza politica.
Il suo metodo espositivo è considerato semplice e talvolta connotato da elementi dialettali, ma arriva alla sostanza del discorso e colpisce l’interlocutore.
Si è fatto strada in un territorio in cui i leader nel centrosinistra abbondavano, oggi di leader vero c’è solo lui. Barbieri, Giamborino, Bruni, Borrello: li ha sbaragliati uno ad uno facendo rimangiare ogni singola parola a chi definiva “gli uomini che vengono dalla montagna” lui e la sua squadra.
Al cospetto dei sondaggi di gennaio e della prima metà di febbraio che dipingevano di blu scuro il collegio Vibo-Soverato non ha dato l’impressione di essersi scoraggiato, ma ha moltiplicato l’impegno azzerando le soste.
Last but not least: molti puntano l’indice sui presunti privilegi che sarebbero riservati, secondo i suoi detrattori, ai componenti della sua cerchia ristretta. Sicuramente chi gli è stato accanto è cresciuto politicamente e professionalmente.
La sua ultima sfida è la rielezione in Parlamento: un filo sottile divide il rovinoso crollo dell’impero dalla caccia alla nuova meta che, in caso di combinazione dei risultati, può essere quella del posto di sottosegretario. Si sa come vanno le cose in questi casi: se vince sarà osannato dal doppio dei suoi elettori, se perde sarà calpestato (metaforicamente parlando) persino da chi si prostrava alla sua visione.
Tra una settimana ci sarà la risposta. Resta da vedere se la bottiglia di champagne verrà stappata in contrada Scorciatina o in altri ritrovi. In ogni caso, la nostra posizione rimarrà di vigile imparzialità e di serena equidistanza.

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