Prendere in considerazione, anche solo per un attimo, le parole utilizzate dall’assessore Nino Zimbalatti per difendersi dalle critiche piovutegli addosso dopo aver commentato un post su Facebook, non ha alcun senso: sono talmente puerili e miserabili da rendere umiliante pensare di essere amministrati da personaggi di così basso livello, intellettuale ed umano.
Che poi qualche anima candida sia così ingenua da credere alla versione secondo cui qualche birbante si è impadronito del suo profilo Facebook costituisce un problema meritevole di essere trattato da bravi psichiatri, non da altri. Era inevitabile che la frase incriminata: “Ffundamu e zingheri”, trasudante ettolitri di volgarità, scatenasse la rabbia del popolo catanzarese, destinatario dell’oltraggio, e l’assessore alla Polizia Municipale ed alla Sicurezza di Reggio Calabria porta, dunque, su di sé la responsabilità di aver messo l’intera città dello Stretto nel mirino dei corregionali del capoluogo. E’ sufficiente fare un giro sui social network per appurare quanto quella frase, imbecille quanto inutile, abbia determinato un innalzamento del livello della tensione a pochi giorni dal derby che sarà disputato alle 14:30 di domenica pomeriggio allo stadio “Granillo”. Farà bene il componente della Giunta Falcomatà a pregare il suo personalissimo dio che non succeda nulla di spiacevole tra le due tifoserie, perché in caso contrario non si potrebbe sottrarre alle proprie gigantesche responsabilità. Finito, per sua colpa esclusiva, nel pieno di un vortice di polemiche a Catanzaro, “Zimba” sta, però, spiccando, nella sua città quale nuovo eroe dei tempi moderni. Per quanto vergognoso ciò possa apparire, non si contano i messaggi pubblici di sostegno all’assessore da parte di uno stuolo infinito di tifosi. C’è chi ne ha esaltato il “pensiero”, chi ne ha minimizzato la portata, chi, approfittando della legittimazione dell’insulto a mezzo Facebook, ha contribuito a mettere il proprio mattoncino di sguaiataggine, chi, ancora, ha sogghignato riscontrando che i catanzaresi si sono inalberati per le offese gratuite ricevute. I medesimi individui, statene pur certi, sarebbero i primi a frignare se qualcuno, dalle parti del Veneto, si permettesse di ingiuriare i calabresi. Urlerebbero al razzismo e lamenterebbero di essere vittime di discriminazione. Quel che, tuttavia, colpisce in modo particolare è il silenzio, rotto solo da un paio di lodevoli eccezioni, dei rappresentanti politici reggini. Da destra a sinistra, escludendo il Movimento 5 Stelle che da queste parti, sebbene esprima una parlamentare, è invisibile ed impalpabile, non si sono registrate reazioni, nemmeno la più fioca. Nessuno che si sia sentito in dovere di agitare il vessillo della civiltà. Se dalle parti del centrosinistra è comprensibile l’afonia di una parte politica che, in questi quattro anni di malgoverno, ha abituato Reggio all’indifferenza ed all’ignavia, è altrettanto indecoroso il consenso implicito riservato alla villania di Zimbalatti dai tanti, tantissimi paladini del centrodestra. Sempre pronti a puntare l’indice contro il più insignificante degli inciampi dell’Esecutivo di Palazzo San Giorgio, in questa circostanza hanno deliberatamente scelto di mettersi (quasi) tutti sotto la bandiera della derisione degli avversari: il più pusillanime dei comportamenti. Sposare l’ottusa logica provinciale del clan da difendere è sinonimo di grettezza, null’altro. Sono stati pochi, pochissimi, a tentare di sollevare questo velo di arretratezza culturale. Lo hanno fatto, con le forze di cui dispongono, diverse persone che, a nome della città, si sono scusate, con i catanzaresi per la meschinità di un loro rappresentante e lo hanno fatto, con coraggio, indipendenza e maturità, i componenti di “Stanza 101” ed il dirigente di Fratelli d’Italia, Antonino Fazio. Battitori liberi usciti allo scoperto per difendere i valori umani basilari, il più importante dei quali è quello che impone di combattere l’insolenza della maleducazione boriosa e tutelare gli irrisi ed i dileggiati, di ogni “colore”.
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