Caos Vibo, Grillo tira per la giacca Mangialavori: “Basta mezze misure, metta fine a questo angosciante stillicidio”

"Forza Italia, partito di riferimento del territorio, non può compromettere la sua credibilità"

“Forza Italia, partito di riferimento del territorio, non può compromettere la sua credibilità marchiando con la motivazione della contingenza una operazione che, qualora andasse in porto, darebbe vita ad una insanabile frattura, dal risultato imprevedibile, tra la società civile e la politica”.

Ad esprimere considerazioni così secche e prive di ambiguità in merito alla situazione in cui è impantanata l’Amministrazione comunale di Vibo Valentia è Alfonsino Grillo. “Non si può non tenere conto – premette l’esponente di Forza Italia . dei riflessi negativi che una scelta sbagliata produce in termini di rapporto con le forze politiche e con l’opinione pubblica quando da quattro anni unanimi, palesi e costanti sono stati i giudizi negativi, confortati per la verità da pessimi risultati, sul Governo Costa. Per tale motivo non ho condiviso dal primo minuto la scelta di ritirare la pattuglia di assessori mantenendo in piedi la fiducia. Questo perché non hanno senso le mezze misure, prescindendo, ma non troppo, dal fatto che non ha un briciolo di credibilità chi ha dimostrato di essere privo di disciplina morale ancora prima che dignità politica. E dunque o si ha il coraggio di andare avanti affrancando la posizione nella maggioranza incidendo sui processi e nelle scelte del governo della città, adoperandosi quotidianamente e costantemente alla soluzione dei problemi, oppure, come questi casi esigono, favorire il bene superiore – inteso come interesse collettivo e non già dei singoli – ricorrendo all’unico strumento democratico a disposizione, il voto”. “Le scelte che stigmatizzano comportamenti pilateschi, ad un partito come Forza Italia – è l’ammonimento del rappresentante ‘azzurro’ – non sono consentiti, né si perdonano, specialmente quando di mezzo c’è la vita reale delle persone e la storia di una città che rischia di perdere anche quel barlume di speranza che ancora esiste nonostante le etichette e le classifiche negative più o meno reali. Dico questo non per attribuire o scaricare responsabilità su qualcuno in particolare: tutti, e sottolineo tutti, me compreso, anche se con i dovuti distinguo, abbiamo commesso l’errore di consegnare nelle mani sbagliate le aspettative e il futuro della città. Errore con cui bisogna fare i conti oggi e tenere in debita considerazione domani. Ma agli errori si può rimediare. Ciò che è imperdonabile è perseverare. In questi termini non credo sia perdonabile una replica specie dopo il fallimento di questa esperienza. Sacrificare la politica sull’altare del civismo, forma che io ritengo essere l’eutanasia della politica, da bandire, come forma unica, in ogni competizione elettorale, è stata un’imprudenza che stiamo pagando a caro prezzo e di cui bisogna prendere atto. Scivolare su forme peggiori – governo di salute pubblica, di larghe intese, dei responsabili – è voler calpestare l’intelligenza e la pazienza dei cittadini che sono in cerca di punti di riferimento e di chiarezza. Lo sappiamo tutti che è solo un espediente volto a consentire ai piccoli Visconti dimezzati – come li definirebbe Calvino- di sopravvivere ancora un anno, prima di accorgersi che i cittadini mal tollerano le esagerazioni soprattutto quando viene trafitta loro la speranza. E dunque il mio invito, in primis, al senatore Mangialavori, nella sua qualità di massimo rappresentate istituzionale del territorio, e, ancor prima, di cittadino a cui so bene, sta a cuore la città, affinché si adoperi per compiere l’ulteriore passo e ponga fine a questo angosciante stillicidio sociale, culturale, politico. Bisogna archiviare subito questa esperienza e aprire una fase nuova per la città, creare entusiasmo nella gente, tra gli imprenditori, nelle categorie produttive, nei giovani. Invito che sento di estendere anche a quei consiglieri comunali dotati di sensibilità politica e senso civico, affinché privilegino l’interesse collettivo all’individualismo, tutelino la credibilità politica patrimonio per il futuro”. “E’ rischioso, infatti, – sono le parole conclusive di Alfonsino Grillo – condividere progetti temerari, inconcludenti, inutili”.

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