Indossando umiltà ed emozione, il sindaco Francesco Cannizzaro ha reso onore ai Caduti in nome di Reggio Calabria durante la Rivolta del 1970.
Sarebbe, in una città che vanti consuetudine con Primi Cittadini degni di vestire la fascia tricolore, ordinaria amministrazione. Così non è stato per dodici anni, durante i quali il livore ottuso ha vietato a chi quella stessa fascia non ha saputo rispettare nemmeno un giorno di commemorare giganti della Storia, davanti alla cui memoria si può solo abbassare lo sguardo con rispetto e riverenza. Chi ha perso la vita lo ha fatto nel nome della città e il 14 luglio non avrebbe mai dovuto essere sottratto al patrimonio condiviso della comunità. Chi si è sottratto ha profanato i valori che, fedeli al passato, immobile nella sua tragica grandezza, saltano a piè pari gli ostacoli del tempo per occupare il panorama ideale del presente e del futuro. Cannizzaro ha, con semplicità, concretizzato questa verità, rappresentando la città tutta nella genuina cerimonia che, come ogni anno, è stata organizzata per ricordare chi ha davvero intinto il proprio sangue nell’inchiostro dell’amore per Reggio, consegnando sé stesso alla memoria eterna.
Quella del ’70, vale sempre la pena ricordarlo in un mondo avvelenato dalla malizia ideologica, fu una rivolta autenticamente popolare che toccò le corde della società reggina, impavida nel farsi scudo, con la corazza della propria identità, di fronte alla malvagia politica imbrattata da tornaconti personali. Una disonestà che, da allora, non ha mai trovato la compensazione della giustizia, e il sindaco di Reggio Calabria lo ha rimarcato respingendo timidezze e soggezioni. Con risolutezza ha proclamato che la città ha diritto e legittimazione a rivendicare la giustizia negatale. Perché i Moti sono sempre appartenuti alla moltitudine scesa per le strade e lì rimasta anche quando fu sfidata dai carri armati. Non è mai esistita, mai, alcuna distinzione tra opposte fazioni politiche nella difesa della propria gente: chi lo ha fatto ha tradito da nemico; chi non lo ha fatto, come il primo cittadino Cannizzaro, ha restituito alla cittadinanza la nobiltà del contegno che le appartiene. Per diritto e lignaggio.