Candidati calabresi alle Europee? Pochi e (quasi tutti) perdenti in partenza

Anche questo contribuirà ad allontanare ulteriormente la Calabria dal resto d'Europa

Che la politica italiana abbia tradizionalmente affrontato le consultazioni elettorali europee con quella colpevole superficialità che poi si traduce in incomprensione delle dinamiche determinanti i destini comuni e in una debolezza strutturale da vaso di coccio tra vasi di ferro è cosa nota.

Che in questo contesto, già complicato di per sé, la politica calabrese si produca con un quid in più di inconsistenza è certificato dalle candidature che, anche a questo giro, essa ha saputo esprimere in vista della competizione in programma tra diciannove giorni. Un ragionamento che, in un modo o nell’altro, vale per tutti qualsiasi partito, europeista o sovranista che esso sia: tutti ad offrire in pasto all’opinione pubblica personaggi di terza fila senza alcuna possibilità, non di essere eletti, ma di esprimere il minimo sindacale di competitività. Limitando la riflessione alle liste che hanno il ragionevole obiettivo di raggiungere la fatidica soglia del 4%, per confidare nell’ingresso al Parlamento Europeo di un rappresentante “calabrese” serve indirizzare le proprie attenzioni sul leghista Vincenzo Sofo, il 33enne consulente per le politiche culturali che, sebbene vanti ad ogni piè sospinto “sangue calabrese al 100%” per via dei genitori, entrambi originari della provincia reggina, è nato e cresciuto a Milano dove ha maturato idee e passione prima di essere catapultato nella circoscrizione Italia Meridionale. Ancor più paradossale che una situazione del genere si manifesti nella Lega, il partito che ha fatto dell’identità territoriale il suo cavallo di battaglia. Con lui, nella stessa lista due figure, esse sì residenti nei confini regionali, ma del tutto fuori dai giochi: l’avvocato crotonese Giancarlo Cerrelli, la giovanissima assessora di Villa San Giovanni, Francesca Anastasia Porpiglia ed Emma Staine, di Cosenza. La sola candidata qui residente che può aspirare all’elezione, in realtà, è Laura Ferrara, europarlamentare uscente del Movimento 5 Stelle. Per nulla trainanti le proposte del Partito Democratico che non ha trovato di meglio se non un paio di candidature di servizio: quelle di Franco Iacucci, presidente della Provincia di Cosenza e Lucia Nucera, assessore alle Politiche sociali al Comune di Reggio Calabria. Solo parzialmente diverso il discorso che riguarda Forza Italia che, quanto meno, con Giuseppe Pedà in pista al fotofinish, nonostante sia anch’egli lontano dalla quantità di voti necessari per superare i contendenti, soprattutto in un contesto come quello attuale, molto difficile per gli “azzurri”, conta su una macchina del consenso sufficientemente rodata per raccogliere una apprezzabile quantità di preferenze. Esclusa dalla giostra dei “papabili” anche Fulvia Caligiuri, seconda rappresentante calabrese nella debole lista forzista che, a livello nazionale, deve far fronte al tracollo costante nelle urne e di cui, almeno nelle intenzioni di Giorgia Meloni e compagni, potrebbe avvantaggiarsi la “nuova”edizione di Fratelli d’Italia arricchita dagli innesti delle truppe di Raffaele Fitto. Trasformazioni che, comunque, non hanno prodotto alcun effetto “calabrese” sulla composizione delle liste: anche in questo caso, infatti, né Rosario Aversa, imprenditore di Lamezia Terme, né Denis Nesci, originario della Calabria ma da lungo tempo trasferitosi a Roma, né Maria Rosaria La Grotta appaiono attrezzati in quella corsa a perdere che contribuirà, se possibile, ad allontanare sempre più l’estremo lembo meridionale dal resto d’Europa.

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