Callipo e compagnia: il “caso” vitalizi ha fatto saltare il banco dell’ipocrisia

Acquattarsi sotto l'ombroso albero dell'equivoco non rende giustizia all'intelligenza media di chiunque

Per una volta ai consiglieri regionali calabresi, almeno a quelli che in queste ore stanno avendo il pudore del “pentimento” conviene non essere creduti dall’opinione pubblica. L’alternativa è quella di passare per sciocchi disattenti inidonei al ruolo ricoperto.

La vicenda è quella ormai nota del beneficio, approvato nel corso della seduta del Consiglio regionale di martedì scorso, da accordare anche ad un consigliere la cui elezione sia stata annullata ma in regola con il pagamento dei contributi, di ricevere l’indennità differita che ha sostituito i vitalizi. A “ravvedersi” sono stati, in particolare, i rappresentanti eletti con la lista “Io Resto in Calabria”, Pippo Callipo in testa. Sospettare che autorevoli esponenti della minoranza possano essere così sprovveduti da firmare con leggerezza qualcosa di cui non conoscono il contenuto fa cadere le braccia, non tanto in relazione al provvedimento in sé, quanto in merito alla circostanza che “statisti” di cotanto spessore dovrebbero incalzare la maggioranza controllandone qualsiasi atto, stando col fiato sul collo senza concedere un minimo di tregua. Acquattarsi sotto l’ombroso albero dell’equivoco non rende giustizia all’intelligenza media di chiunque, soprattutto se si tratta di chi vanta, un giorno sì e l’altro pure, una brillante vita professionale senza macchia, come fanno i componenti di Io Resto in Calabria. Callipo, addirittura, ha adombrato dubbi sulla lealtà di coloro i quali hanno sottoposto il documento alla sua attenzione. Un “potevo non sapere” fondato sull’altrui inganno perpetrato ai suoi danni da qualcuno che, con spregiudicatezza, lo ha raggirato: non un’immagine edificante, non una figura di cui andare fieri. A leggerne le giustificazioni sorge perfino il sospetto che i consiglieri eletti con IRIC siano stati sedati per qualche ora e non abbiano recuperato rapidamente lucidità perché nessuno di loro, oltre all’imprenditore pizzitano, anche Graziano Di Natale e Francesco Pitaro (subito trasferitosi al Gruppo Misto), ha capito un tubo di quello che avevano sotto gli occhi. Di Natale oggi parla di “chiaro errore” e sottovalutazione del provvedimento recuperando i sempreverdi concetti romantici di “onestà e correttezza”, armi retoriche anticasta che hanno sempre una presa sicura su una parte consistente dell’opinione pubblica. Pitaro ora giura di voler cancellare con un colpo di spugna la modifica normativa. C’è da sperare,però, che i tempi di reazione siano più rapidi rispetto alla lentezza di riflessi esibita nell’occasione: tre giorni per comprendere qualcosa per cui ci si è espressi erroneamente a favore rappresenta un intervallo difficilmente sostenibile anche per chi giochicchia, senza esserne consapevole, con i soldi dei calabresi.

Contenuti correlati