Calabria terra di conquista per i girovaghi del consenso

Ci risiamo, altro giro, altra corsa per i conquistatori del nulla assetati di visibilità, affamati di cupidigia vanesia. Le tornate elettorali in Calabria sembrano essere diventate il palcoscenico ideale per personaggi a caccia di fortuna o di rilancio impossibili da conquistare altrove dove, buona o cattiva, di alto livello o mediocre, una classe politica, comunque esiste e possiede anticorpi a sufficienza per respingere irrazionali invasioni di campo. Non abbiamo fatto in tempo a metterci alle spalle, complici anche le vicissitudini giudiziarie derivate da accuse di brogli e morti votanti, la consultazione amministrativa che ha lasciato Giuseppe Falcomatà sulla poltrona di sindaco di Reggio Calabria e già l’intero territorio regionale ha l’urgenza di misurarsi con un’altra competizione alla quale, come in riva allo Stretto, risultano essere parecchio interessati soggetti estranei e dai meriti pubblici difficili da scorgere.

Dopo il massmediologo (?) svizzero pare sia arrivato il turno della memoria del Pubblico Ministero d’assalto sì, ma alla coerenza ed alla serietà. Non tramonta giorno senza che Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, ci aggiorni sullo stato dettagliato della sua coscienza solleticata e sollecitata circa l’ipotesi, ormai molto, molto concreta che egli si presenti come novello Masaniello sceso giù dalla Capitale del Regno delle due Sicilie per liberare, da sinistra (o meglio da una parte del suo mondo), il popolo calabrese dal giogo della nefanda politica locale. Non potendo, per ovvi motivi, proporre un programma che sia fondato sul tentativo di risolvere i secolari problemi di questa terra stuprata dalla disperazione, de Magistris va alla guerra con la sola arma a disposizione, quella della retorica stucchevole: “C’è grande voglia di rinascita da parte di associazioni, reti civiche, militanti, amministratori locali e desiderio di lottare per i diritti, la giustizia, l’ambiente e contro le mafie. Se guardiamo a quello che è accaduto in Calabria negli ultimi mesi, dalla sanità agli arresti e agli intrecci tra criminalità, politica e istituzioni, ci sono tutti gli ingredienti per una sfida difficilissima e complicata”. Pochino per essere premiato dagli elettori, ma anche per essere semplicemente preso in considerazione come ipotesi di rinnovamento, anche linguistico. A destare perplessità, però, sono ancor di più le motivazioni che possono aver indotto le sponde autoctone a lanciare l’appello al già magistrato il quale, sia indossando la toga che nelle vesti di esponente politico, non ha lasciato tracce di cui andare fieri. Delle inchieste condotte da Sostituto Procuratore a Catanzaro è rimasta una sfilza di assoluzioni eccellenti come gli imputati perseguiti. Sul terreno di battaglia, oltre ai proscioglimenti, “solo” l’inevitabile popolarità che accompagna le gesta di personaggi accomunati tutti dalla creazione artificiale di un alone di leggenda a prova di flop nelle aule di Tribunale. Da sindaco di Napoli, invece, l’ultima rilevazione nazionale sul gradimento da parte dei cittadini amministrati si è trasformata in un’ecatombe per le velleità di de Magistris: in centesima posizione, con soli cinque suoi colleghi dietro di lui. Un verdetto inappellabile emesso dalla “giuria popolare”: l’unica ad avere il diritto di sentenziare sull’operato di chi coltiva la pretesa di indirizzare il destino di una comunità. Un dissenso sonoro che non costituisce il migliore dei viatici possibili per un esponente politico smanioso di addomesticare la Calabria, una terra difficile da comprendere nelle sue mille sfaccettature e per la cui interpretazione serve un arco temporale ben più ampio di quello trascorso in qualità di magistrato proveniente da Napoli.

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