Cacciate quelle pedane e “nessuno si farà male”

Quando si compie un’azione schiacciando sotto i piedi la coscienza esiste il pericolo concreto che essa si riveli un boomerang per chi è titolare del cervello poco equipaggiato di intelletto che l’ha concepita. E’ esattamente ciò che sta succedendo in questi giorni a Reggio Calabria dove l’ira funesta dei cittadini, in collera con l’Amministrazione Falcomatà a causa della chiusura folle di un lungo tratto della parte alta del Lungomare per fare spazio a pedane in legno ad esclusivo vantaggio di cinque (CINQUE) esercizi commerciali, ha raggiunto picchi elevatissimi. Uno sdegno che rischia di bruciare anche gli stessi beneficiari. Nessuno, infatti, sciolto nella canicola ed imprigionato nel caos alla viabilità che ne è seguito, riesce a rintracciare l’ombra della ragionevolezza in una decisione che ha stritolato il centro della città.

La conseguenza è stata che la popolazione, pressoché nella sua totalità, ha reagito attribuendo la patente di privilegiati agli esercenti dei locali baciati dal favore di Palazzo San Giorgio e si è sentita violentata da un atto beffardo nei confronti delle sofferenze patite dal resto dei commercianti. Amministratori pubblici accorti non potevano non prevedere l’imponenza del disagio generale arrecato h24 per l’intero periodo estivo al solo fine di consentire la consumazione presso un numero risicatissimo di bar, gelaterie e pizzerie in mezzo al caos. Sconcerta ci sia stato addirittura qualcuno, che abbia voluto truccare le carte parlando di una novità in grado di favorire il turismo. Cosa abbia a che fare questo macello irrespirabile con un flusso turistico inesistente ieri oggi e domani è qualcosa che rimarrà chiuso nel cassetto dei misteri. Accadrà l’esatto contrario: anche molti reggini potrebbero considerare ben più salutare non avventurarsi nel delirio irrespirabile delle vie limitrofe solo per assaporare sul Lungomare un aperitivo, un gelato o una pizza. Innovazioni di questa portata richiedono studi ponderati e approfonditi che devono, necessariamente, partire da un lavoro paziente e persuasivo sulle abitudini dei cittadini e dalla realizzazione contestuale di una serie di “opere” buone a neutralizzare le difficoltà. Passaggi che, però, presagiscono un livello di saggezza inarrivabile per i casinisti alloggianti in Municipio sui banchi della maggioranza.

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