Caccia, 6 consiglieri dell’ATC VV1 ribelli: “Regole violate, le troppe carabine concentrate in poco spazio rappresentano un rischio”

I consiglieri Bruno Manduca, Giuseppe Mari, Onofrio Casuscelli, Luigi Colarusso, Domenico Marino e Nicola Pascali, in qualità di componenti dell’Ambito Territoriale di Caccia VV1, condannano “l’incapacità gestionale del territorio e della problematica dei cinghiali sia da parte della Regione Calabria nonché dall’ATC VV1”. Dopo le contestazioni fatte da alcuni consiglieri dell’ATC VV1 al precedente piano di selezione, che “prevedeva l’inserimento solo di quattro comuni vibonesi –  Maierato, Pizzo, Sant’Onofrio e Vibo Valentia – su venticinque, e di undici selettori su circa duecento cacciatori formati, su cui sono state mosse perplessità circa le regolarità formali e i requisiti, ora, dopo le suddette contestazioni, si cerca di correre ai ripari”. Infatti, la Regione, con il nuovo piano valido dal 22 aprile al 13 maggio, “schiera l’esercito dei selettori”. “Nulla da eccepire – sostengono i 6 consiglieri – se non per il fatto che vi è una concentrazione di carabine in zone molte piccole con rischi per l’incolumità fisica degli stessi cacciatori, ma anche e soprattutto degli agricoltori, i quali si troverebbero a subire un lookdown nel lookdown per ripararsi da eventuali pallottole vaganti. Alcune zone stracolme di selettori freschi di abilitazione al selecontrollo, altre ‘considerate’ vere e proprie riserve di caccia”.

Il consigliere Onofrio Casuscelli, ex presidente della Coldiretti Provinciale di Vibo Valentia, in una nota spiega: “la sicurezza e l’incolumità delle persone e della zootecnia prima di tutto. Siamo passati da un difetto ad un eccesso di selecontrollori utilizzati in zone specifiche, se poi analizziamo quanti ne verrebbero utilizzati in due o più territori confinanti e i ‘neobrevettati’ il rischio di incidenti aumenta. A mio avviso – afferma il rappresentante degli agricoltori – bisogna rivedere tutto con una concertazione seria, ovvero 1) inserire gli agricoltori, soprattutto se allevatori, nell’aapp dando loro la possibilità di concertare e sapere cosa succede nel proprio perimetro aziendale; 2) individuare dei coordinatori per territorio; 3) temporaneo affiancamento tra quelli di esperienza e i ‘neobrevettati’; 4) alcune zone necessitano di un intervento intenso e mirato coordinato dalle forze dell’ ordine. Questi – prosegue – sono solo alcuni esempi ma bisogna fare presto. Forse non abbiamo ancora capito o facciamo finta di non capire che ad ogni azienda agricola che chiude corrispondenon solo un danno economico, agroalimentare e sociale, ma anche un aumento di cinghiali”.

I consiglieri contestano la validità degli atti del Consiglio dell’ATC VV1 per “il mancato rispetto delle regole basilari e fondamentali previste per ogni tipo di organo collegiale”. “All’interno del civico consesso dell’ATC – rilevano – succedono cose vergognose come ad esempio l’approvazione di atti amministrativi senza numero legale. Pur essendo in presenza di consiglieri revocati da un provvedimento regionale, come mai chi di competenza non interviene per la regolarizzazione dell’Ente? Gli atti approvati sino a questo momento sono validi? In presenza di questa situazione quali sono i compiti del Consiglio dell’ATC? Forse solo ordinaria amministrazione? In caso di nullità degli atti, i consiglieri sono responsabili in prima persona? Disponibili ad incontrare i vertici regionali per approfondire le ragioni delle categorie che rappresentiamo – concludono – confidiamo nella sensibilità e nell’intervento degli Enti preposti al fine di ripristinare l’applicazione in seno all’ATC delle regole elementari nate prima dello stesso Organo e attualmente violate e calpestate”. 

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