Brunetti Paolo ha querelato il Meridio: Brunetti Paolo ha PERSO

Brunetti Paolo, Brunetti Paolo, Brunetti Paolo, non permettere che la diffidenza nei confronti delle strane creature appartenenti a quell’universo parallelo che si illude di essere sul pianeta della Politica, ti schiacci impedendo giudizi assennati alla portata persino di chi come te, curriculum vitae alla mano, in una piccola città sul mare zeppa di problemi atavici, dovrebbe avere il buonsenso di dedicarsi alla famiglia e ad un lavoro dignitoso. Viceversa, se prevale l’incapacità di discernimento, si fa strada l’ambizione, molto mal riposta, di essere in grado di gestire le faccende pubbliche: un’evenienza che, purtroppo per Reggio Calabria, mal si concilia con l’incompetenza certificata dall’assenza di esperienze professionali idonee e con una totale mancanza di cultura politica impossibile da acquisire all’Unicusano.

Sì, perché Brunetti Paolo, per un decennio confinato ad occuparsi delle rogne di Condera, Trabocchetto e Spirito Santo, ha sognato di lanciarsi nella Politica dei grandi (che poi tali non sono, visto il livello politico-amministrativo rasoterra da essi espresso) e lì aveva trovato ad attenderlo la consegna, da parte del suo Capo, della delega ai (dis)servizi idrici. Risultato scontato: anche quella parte di Reggio Calabria, la zona centrale, che per decenni era riuscita a resistere ha dovuto soccombere: rubinetti a secco e acqua non più visibile all’occhio umano se non azionando, con dispendio di preziosissime risorse economiche, l’autoclave. Perché, sia detto con onestà intellettuale, Brunetti Paolo, nella migliore delle ipotesi, non porta molta fortuna a ciò che tocca. Dopo i brillanti insuccessi da custode di condotte idriche e, udite udite, Decoro urbano, però era stato promosso sul campo. Lui, soldato fedele del Primo Cittadino, è, infatti, asceso al ruolo di assessore, addirittura all’Ambiente ed al Ciclo integrato dei rifiuti. Risultato scontato: a Reggio Calabria, con lui in mezzo alla stanza dei bottoni, sarà anche scomparsa l’acqua, ma, per una adeguata compensazione, grossi rami di alberi piovono dal cielo, anche causando conseguenze mortali, mentre la spazzatura ha rosicchiato metri quadri e salubrità dell’aria. Perché, repetita iuvant, nella migliore delle ipotesi, Brunetti Paolo non porta molta fortuna a ciò che tocca. Ora, ci domandiamo: una persona che abbia accumulato una contezza minima dei propri limiti, si lascia abbindolare dallo status di Facente FINZIONI attribuitogli dal sindaco un soffio prima della notifica della sospensione di due anni fa? Si lascia abbindolare al punto da lasciarsi soverchiare dalla tracotanza del Potere (peraltro inesistente) e immaginare di poter intimidire chicchessia? Davvero un simile soggetto ha pensato, sia pur per attimo, di poter metterci paura con una querela per un articolo “dai toni indiscutibilmente aspri e polemici” (il virgolettato è desunto dall’ordinanza emessa martedì dal Giudice Claudio Treglia)? Di mettere paura a noi che, da anni e anni, scriviamo guidati da una libertà radicale che non ammette compromessi con nessuno perché nessuno della classe politica presente nelle istituzioni è meritevole di una stima pregiudiziale, perché troppo basso, prima di tutto, sul piano culturale?  Perché la sola spiegazione razionale, per quanto il termine razionale abbia un flebile diritto di cittadinanza a Palazzo San Giorgio, è una ed una sola: non avendo l’editoriale oggetto di querela, anche solo ad una lettura superficiale da parte dell'”amministratore” preferito dai manovratori idrici, i requisiti minimi che configurassero il reato di diffamazione, egli ha, comunque, ritenuto di dover procedere con una querela nei confronti di chi scrive e del direttore responsabile. Lo ha fatto tra l’ilarità di chiunque tra gli addetti ai lavori ne abbia informalmente appurato il contenuto. Risultato scontato: bottino vuoto come un qualsiasi rubinetto delle case reggine. Il Giudice, infatti, ha disposto, ai sensi dell’articolo 410 del Codice di Procedura Penale, l’archiviazione come, peraltro, era stato richiesto dallo stesso Pubblico Ministero procedente. E lì si torna all’inizio di questo racconto divertente, perché a Brunetti Paolo, una volta acclarata la volontà della Pubblica Accusa, sarebbe dovuto venire in mente, per sbaglio, certo non per acume giuridico, che andare avanti lo avrebbe condotto ad essere sbaragliato. Così non è stato: ha deciso di opporsi all’archiviazione, convinto di poter contare sempre su quel potere fittizio derivante dallo status istituzionale che trasporta le persone senza curriculum nella bolla dell’irrealtà. Qual è stato il risultato scontato? Respinto, respinto con perdite. Così ha sentenziato il Giudice: “…nel caso di specie, non appaiono travalicati i limiti dell’esimente del diritto di critica, atteso che le espressioni dell’articolo incriminato, pur caratterizzato da tono indiscutibilmente aspri e polemici, si fondano su un nucleo di verità storica, in quanto gli indagati avevano preso spunto dalla partecipazione degli amministratori a una fiera al fine di criticare la condotta degli stessi, in particolare lamentando come la trasferta degli stessi a Milano fosse stata finanziata dai contribuenti (circostanza che non risulta smentita nemmeno dal contenuto dell’atto di opposizione) mentre, per il resto, venivano messe in dubbio la competenza e capacità degli stessi amministratori mediante il riferimento alle condizioni in cui versava – a giudizio degli indagati – la città da lor amministrata....). La morale è di una evidenza palmare e vale anche per quei morti viventi che per nove anni hanno simulato di essere all’opposizione e provano tuttora a prendersi gioco dei reggini facendo finta di criticare i “Falchetti” con comunicati inzuppati nella pateticità. Non risulta, del resto, che nessuno di loro sia mai stato querelato nel corso dei nove anni di falcomatismo, né che abbiano mai vinto contro i soldatini dell’esercito di latta di stanza in Municipio. Imparino, non da noi, ma dalla serietà imposta loro dallo status che incarnano: è possibile aggredire politicamente questa sbrindellata banda di inetti anche “con toni indiscutibilmente aspri e polemici”. Fatelo, lasciando che sia un legale di alto livello (il Meridio ha in felice sorte di poter contare sulla preparazione, sull’autorità, sull’esperienza, sulla determinazione dell’avvocato Marco Tullio Martino) a menare le danze. Per il resto, avanzi pure il prossimo Brunetti Paolo, perché, come dice Matteo Renzi, leader del partito al quale, sulla carta, appartiene il vicesindaco “fenicio”, (anche se, con ogni probabilità, l’ex presidente del Consiglio ne disconosce l’esistenza), noi rispondiamo “colpo su colpo” perfettamente consapevoli che nel contraddittorio tra noi e loro, noi vinciamo, loro perdono. Perdono, ma perché ciò accada devono essere affrontati per davvero, a viso aperto, non come usano fare le “trombette” che, animate dall’illusione di essere tromboni roboanti, emettono suoni striduli servendosi di post gonfi di ampollosa prosopopea su Facebook e, con queste modalità inadeguate, vagheggiano di aver formulato chissà quale dichiarazione di guerra ai padroncini del vapore sbuffante il fumo dell’inconcludenza. Perdono: un risarcimento morale che incassiamo per i nove anni che i vari Brunetti Paolo hanno fatto perdere alla città. Ah, a beneficio dei curiosi e per non dimenticare, “l’articolo incriminato” è questo https://ilmeridio.it/e-questi-che-centrano-con-la-borsa-internazionale-del-turismo/ . Saluti.

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