Brogli alle elezioni di Reggio: basta calcoli, le opposizioni buttino il pallottoliere e lascino soli gli amici di Castorina

Piaccia o non piaccia, la politica, quella che Rino Formica, una delle figure più eminenti del Partito Socialista ai tempi della Prima Repubblica e più volte ministro, considerava un impasto di “sangue e merda”, obbliga a prendere posizioni decise riponendo nel cantuccio delle buone intenzioni le riflessioni utili ai fini della comprensione del contesto, ma inutili nel pieno dello sferragliare di spade che si ode salire prepotente dal campo di battaglia. Lo “scandalo brogli” venuto fuori un paio di settimane fa, ed al centro del quale ci sarebbe, sulla base di quanto emerso fin qui (e solo fin qui), Nino Castorina, esponente di particolare rilievo del Partito Democratico (che lo ha momentaneamente sospeso), non prevede eleganti mosse di fioretto, ma una pugna feroce scaturente dall’inganno che sarebbe stato perpetrato ai danni dei reggini e della sacralità democratica. Argomentare con dovizia di accuse, separare correttamente il piano politico da quello giudiziario ed arrivare alla conclusione che la questione morale ha travolto la classe dirigente reggina, come hanno fatto i due Movimenti Civici (La Strada e Riabitare Reggio ) che hanno in Saverio Pazzano il loro rappresentante di punta, coglie il senso delle proporzioni di quanto sta accadendo, ma non il nocciolo della questione, drammatica e potenzialmente letale per la residua credibilità delle istituzioni reggine. Senza cincischiare e senza perdersi in inutili fronzoli, qui non è in discussione il calcolo utilitaristico, pallottoliere alla mano, delle dimissioni dei consiglieri comunali. Molto più gravemente ed urgentemente si pone il problema della delegittimazione sostanziale della massima Assemblea elettiva cittadina. Il resto conta poco meno di zero ed è buono solo a concedere alibi a quella stessa classe dirigente che si ritiene, nella puntigliosa analisi, divorata dalla voragine della questione morale. Proprio perché la Politica non può, per ovvi motivi cronologici, procedere in parallelo con l’iter giudiziario, è decisivo, oggi più di ieri, impossessarsi delle redini del cavallo imbizzarrito del malcostume ed ammansirne i movimenti imprevedibili. Ad essere stato scoperchiato dai magistrati, infatti, non è stato il vaso di Pandora degli eventuali reati commessi dalla personalità più influente del Partito Democratico nell’Aula consiliare, ma quello del “castorinismo”, un mix velenoso di pericolosa spregiudicatezza e disprezzo delle istituzioni che mette in pericolo la sopravvivenza del rispetto da nutrire nei confronti dell’intero Consiglio comunale. Ciò significa che nessuno, e dicasi nessuno, può tirarsene fuori, cavandosela con dissertazioni di comodo che pesano costi e benefici al fine di trarne le conseguenze tagliate su misura dei propri rispettivi interessi, anche legittimi. E’ una contraddizione incomprensibile, per esempio, accogliere l’idea, come fanno Pazzano ed i suoi, che Castorina sia egli stesso, nei fatti, il Partito Democratico, e poi arretrare proponendo sofismi fumosi del tutto inadatti a fronteggiare lo sdegno impadronitosi dell’intera comunità reggina. Significherebbe offrire larghissime ed illuminatissime vie d’uscita a quella maggioranza partorita da urne comunque truccate, comunque fasulle, comunque false, comunque non credibili. Urne che, è bene non dimenticare, hanno concepito, agli occhi della collettività, l’intero assetto del Civico Consesso, per ciò stesso passibile di essere investito interamente dall’ondata di riprovazione collettiva. Ed anche questo è uno spunto di analisi piazzato sul tavolo delle valutazioni da La Strada e Riabitare Reggio. E dunque? In risposta ad una deriva simile come sarebbe accettabile giochicchiare con la mancata surroga o con costituzioni di Parte Civile che potevano avere un senso di dirompenza qualche decennio addietro, ma oggi si limiterebbero a solleticare le perversioni di un ceto politico, nella sua parte preponderante, monco di onore e dignità. Ad indagare provveda la magistratura: l’istituzione di Commissioni d’indagine, come la Storia della politica italiana insegna, costituisce solo una ulteriore presa in giro di cui proprio non si avverte il bisogno. Non serve a nulla verificare quanti sarebbero i consiglieri disponibili a non condividere la medesima Aula con chi ha vinto elezioni taroccate: serve uscire subito da là dentro per non fornire loro pretesti con i quali traccheggiare. Punto. Non stiamo parlando di un borgo che ospita un paio di migliaia di anime, ma della città più grande della Calabria, di una delle 14 Città Metropolitane d’Italia. Con quale coraggio democratico e con quale stima popolare il centrosinistra di Castorina potrebbe mai andare avanti cinque anni in assenza di rappresentanti delle opposizioni in una condizione tipica da autocrazia sudamericana? Suvvia, basta con le boutade e dimissioni immediate. Per una volta l’Italia potrebbe guardare a Reggio Calabria con occhi colorati di vanto e non con quelli mesti del disgusto.

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