Bordata di Gratteri a Minniti: “La sua strategia non è da Stato civile”

Una visione diversa, in netto contrasto con quella del ministro dell’Interno Marco Minniti. È quanto è emerso, nel corso della trasmissione di Giovanni Minoli “Faccia a faccia” andata in onda su La7, dalle parole del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Il magistrato ha criticato la strategia di Minniti perché “non è da Stato civile e occidentale far costruire delle gabbie sulle coste della Libia per impedire che gli immigrati partano. Quello è un tappo. Bisognerebbe andare in centro Africa, mandare i servizi segreti per capire chi organizza queste traversate nel deserto, e poi andare lì e costruire aziende agricole, ospedali, scuole e rendere un territorio vivibile. Mentre parliamo ci sono donne violentate e bambini picchiati, non sto tranquillo solo perché in Italia ci sono duemila arrivi in meno”.
In tema di lotta alla ‘ndrangheta, Gratteri ha bollato come “insufficiente” l’Agenzia dei beni confiscati, almeno nello stato attuale. “La sede unica – ha affermato – deve essere a Palazzo Chigi affinché si interfacci con tutti i Ministeri. Perché se io sequestro una ditta che produce bulloni deve essere Finmeccanica a comprare i bulloni da quella ditta. Finiamola con questi campanili che la sede deve stare a Palermo o in Calabria”.
Gratteri è inoltre tornato sulla sfumata nomina a ministro della Giustizia nel Governo presieduto da Matteo Renzi ed ha ribadito che lo stop arrivò da Napolitano che lo ritenne “un uomo troppo caratterizzato”. Il procuratore ha però aggiunto di non conoscere “i suggeritori del Presidente della Repubblica”.

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