Bentornata a casa, Reggina

“Bentornati a casa”: queste parole, rivolte a migliaia di tifosi assiepati, in un torrido pomeriggio di solleone, sotto la copertura della Tribuna Ovest dello stadio “Granillo”, spiegano quanto accaduto negli ultimi tre anni. Tutto, per filo e per segno. Tutto, nel dettaglio.

Tre anni di frattura tra la Reggina intesa come società e quella rappresentata dal suo popolo. Una faglia che ha tracciato una linea di demarcazione netta tra sostenitori coraggiosi, arrivati a rompere con un club sottratto loro da una decisione politica poco intelligente, adottata da chi con l’intelligenza ha sempre mostrato un rapporto poco amichevole, e tifosi mossi, invece, da convinzioni differenti.

Non è questo il momento di rivangare rancori da seppellire definitivamente. È il momento della rinascita. Quel “Bentornati a casa” suggerisce proprio il desiderio di chiudere una pagina unta di bassezze e piattezze di cui vergognarsi.

Il 20 luglio 2026 è destinato a rimanere impresso, nei sorrisi, nei cori e nei cuori, nella storia della città e dei suoi colori. Reggio Calabria non può prescindere dalla Reggina, così come la Reggina non può prescindere da Reggio Calabria. Sono un’identità inscindibile.

Presentare l’arrivo di Claudio Lotito come l’inizio di una nuova era restituisce perfettamente l’idea alla base di un’operazione concepita, organizzata e portata a termine grazie all’impegno di Francesco Cannizzaro, prima da parlamentare e poi da sindaco.

Qualcuno, con ingenuità, ha ricostruito gli ultimi due mesi in maniera approssimativa, attribuendo tutto al ruolo istituzionale ricoperto. Non è stato così. Lo aveva già compreso chiunque avesse scelto di osservare la realtà dei fatti senza lasciarsi trascinare su binari dettati da interessi miseri e da convenienze personali o familiari.

Il Primo Cittadino si è presentato davanti al festante popolo amaranto con uno stato d’animo sospeso tra un genuino subbuglio emotivo e la soddisfazione per la piena riuscita di un’operazione condotta nell’esclusivo interesse della città. Ma si era mosso molto prima di indossare la fascia tricolore.

Da deputato aveva rivolto la propria attenzione al collega e amico, presidente della Lazio: “Tu mi devi aiutare”. Quattro parole sufficienti a esprimere un’urgenza. In questi casi il pragmatismo è il più degno compagno di viaggio dell’entusiasmo.

A quel primo approccio, una volta eletto sindaco dal voto popolare del 24 e 25 maggio, ne seguì un secondo. Destinazione Roma. C’era da affrontare un lungo colloquio con Lotito. L’obiettivo era limpido: il progetto di rinascita di Reggio passava inevitabilmente attraverso un rapido allontanamento dai bassifondi del calcio nazionale. Occorreva restituire ai reggini il diritto di sognare e riportare la Reggina verso i fasti ai quali aveva abituato.

A quel punto il ruolo del sindaco Cannizzaro si è esaurito. Nessun rozzo protagonismo da parvenu. Nessuna improvvisazione di chi, privo di qualsiasi titolo, si è autodesignato paradirigente del club davanti alle telecamere.

Questa, ha sentenziato il Primo Cittadino, è stata la prima e l’ultima conferenza stampa alla quale ha preso parte dietro il logo della società. Da oggi la scena apparterrà esclusivamente a chi ne avrà titolo in virtù di ruoli formali e ufficiali.

La serietà lo impone. L’investimento del presidente Lotito lo impone. A pesare sulla decisione di destinare importanti risorse finanziarie al club, ben oltre le dietrologie dei gossipari in servizio permanente effettivo, è stato soprattutto lo studio approfondito di bilanci, conti e documenti. Esattamente ciò che ogni imprenditore degno di questo nome ha il dovere di fare. E c’è stato anche un pizzico di sentimento che, nel calcio, non può trasformarsi né in un disertore né in un fantasma.

Essere cresciuto con un padre figlio della terra di Calabria ha avuto il suo peso. Quel padre, ha raccontato Lotito, gli ha trasmesso il valore dell’onore, della dignità, della determinazione e della famiglia. E della famiglia amaranto il proprietario giunto dalla Capitale è ormai entrato a far parte, venendone adottato.

Una famiglia intenzionata a riappropriarsi dell’orgoglio dell’appartenenza, sottrattole ripetutamente negli ultimi anni da avventurieri e servi complici. Una famiglia vive di lealtà. È proprio questo che Lotito ha chiesto, sciogliendosi davanti allo slancio d’amore ricevuto non appena ha messo piede sul prato del Granillo.

In cambio restituirà una società organizzata e strutturata. Potrà contare sul supporto decisivo di Cannizzaro che, nel doppio ruolo di sindaco della città e sindaco metropolitano, farà tutto il possibile per trasformare il Granillo in un impianto all’avanguardia e riportare il Centro Sportivo Sant’Agata, lasciato in condizioni ignobili, al prestigio che merita.

Esistono, dunque, tutte le condizioni affinché l’operazione costruita dai due protagonisti lasci definitivamente i tre anni di Serie D nel tunnel degli orrori in cui la Reggina è stata trascinata da impostori abili negli slogan e tremendamente in difficoltà quando si sono trovati davanti ai fatti.

I dieci giorni supplementari che Lotito ha voluto concedersi per assumere una decisione convinta e consapevole, al netto dello stretto legame con Cannizzaro, rappresentano la migliore garanzia. La bandiera amaranto potrà così tornare a essere un vessillo da sventolare con la forza della moralità e con la passione dell’affidabilità

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