Il cinismo del centrosinistra reggino è conosciuto e riconosciuto ormai da decenni: è la storia a fare da maestra. Ma a pagarne lo scotto è, nella maggior parte dei casi, la comunità reggina. Quando la spietatezza si ripercuote sui propri stessi rappresentanti, o presunti tali, è segno che l’impudenza ha già assunto la fisionomia della speculazione sulla pelle di vittime sacrificali a ciò destinate.
Questo è quanto accaduto nelle ultime ore tra il centrosinistra e il candidato alle elezioni suppletive che si svolgeranno domenica e lunedì prossimi nel Collegio 05 di Reggio Calabria, per eleggere chi prenderà il posto di Francesco Cannizzaro, a maggio diventato, con una grandinata torrenziale di voti, nuovo sindaco della città. Sarà brevissimo il mandato che il sostituto dovrà esercitare: nella migliore delle ipotesi, comunque inferiore a un anno dal momento in cui metterà piede nell’Aula di Montecitorio.
In una delle tante manifestazioni politiche organizzate in questo mese di campagna elettorale, il Primo Cittadino, intervenendo a Locri a sostegno dell’avvocato Fabio Roscioli, Tesoriere nazionale di Forza Italia, ha testualmente pronunciato le seguenti parole: «… al candidato Benedetto, brava persona, bravo cardiologo, io però ne ho un altro a Reggio di cardiologo, non mi sono mai fatto visitare da Frank Benedetto…». Un dato di fatto, svuotato di ironia, di sarcasmo, di mancanza di rispetto, di qualsiasi aspetto potesse ledere la reputazione professionale del Direttore dell’Unità Operativa Complessa (UOC) di Cardiologia-UTIC del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.
Banalmente, Cannizzaro, dopo averlo definito «brava persona e bravo cardiologo», ha riferito di avere un altro cardiologo di fiducia. Punto. Stop. Fine. Nient’altro, se non il giudizio sulla sua incapacità di rappresentare un’alternativa al centrodestra e una speranza per Reggio, elencandone le motivazioni. Nessun attacco personale, ma una fondata critica politica. Eppure il centrosinistra ha montato artificiosamente un caso inesistente, aggrappandosi a menzogne e considerazioni mai formulate dal sindaco.
Hanno blaterato di confronto spostato dal terreno politico a quello personale e professionale, di professionalità e storia messe in discussione, di «delegittimazione personale». Una sequenza di cazzate che la coalizione ha lanciato nell’agone politico con una leggerezza gravissima, perché, fedele al costume di passare sopra tutto e sopra tutti, non si è preoccupata di speculare volgarmente sull’attività professionale, mai messa in discussione da Cannizzaro. Hanno provato, con la disinvoltura morale che appartiene loro, a raccogliere un pensiero e a ribaltarne il significato in maniera radicale. Rimasti ancorati alle vecchie abitudini, dimenticano troppo spesso che nel Terzo Millennio, epoca storica nella quale fanno una tremenda fatica a calarsi, è tutto, ma proprio tutto, vivisezionato da mille occhi ed orecchie tecnologici. Quindi, le menzogne che hanno sempre camminato su gambe corte, ora non hanno l’opportunità di tenersi in piedi. Quindi, per la dignità di chi le imbastisce e di chi per esse si immola, è cosa gradita non farne più uso. Anche quando gli eventi sono avversi e impossibili da sovvertire.
Questa è una di quelle evenienze: non ci sono appelli al voto utile da lanciare, ma concentrare l’attenzione sul voto inutile. Inutile, giunti agli ultimi tornanti della legislatura, è assegnare la preferenza a un candidato dell’opposizione di centrosinistra che arriverebbe a Roma avendo la sola opportunità di lamentarsi dell’azione del Governo Meloni. Vista l’esiguità del tempo a disposizione, non avrebbe nessun’altra funzione e rappresenterebbe, al contrario, un ostacolo frapposto tra le Amministrazioni Comunale e della Città Metropolitana e le istituzioni nazionali.
Il terzo candidato, avventatamente iscrittosi alla contesa elettorale, non avendo già in partenza alcuna possibilità, nemmeno ipotetica, di essere in gara, può centrare il risultato e fare il trenino, stappando champagne, facendo da quinta colonna del centrosinistra, perfettamente organico agli interessi del centrosinistra. Difficile, numeri alla mano, trovare un voto che sia più inservibile di quello dato al vannacciano Giannetta.
Questo spiega la violenza verbale che ha abbondantemente oltrepassato i confini dell’offesa da parte di chi, per una volta in maniera coerente, rivendica di essere feccia.
E questo spiega, una volta ancora, il movente che induce il centrosinistra ad escogitare argomenti immaginari e, su di essi, imbastire questioni fasulle e contraffatte.