“Poco rumore per nulla: il centrosinistra reggino ha deciso, servendosi delle Primarie, di mettere sulle spalle di Mimmo Battaglia il compito gravoso di far dimenticare dodici anni di buio pesto per la città amministrata da Giuseppe Falcomatà e dai suoi accoliti. Tra i quali accoliti, ahimè, figura anche lo stesso Battaglia che, dopo aver fieramente avversato, con annesse brucianti polemiche pre e post voto, l’ex sindaco ereditario nel lontano 2014 quando la competizione interna scaturì nell’elezione del candidato di coalizione per le Comunali di un paio di mesi più tardi, è salito sulla giostra degli assessori succedutisi nel corso dei due mandati fino a diventare uomo di fiducia dello stesso Falcomatà. Non per nulla, e questo non è necessariamente un male per il PD anche se potrebbe esserlo per la città, ha rappresentato il perfetto punto di caduta per riunire tutte le anime personalistiche e in lotta continua tra loro di un Partito che delle pugnalate alle spalle ha fatto il suo marchio di fabbrica.
Persona perbene certamente, persona dotata di uno stile pacato ed istituzionale, di una educazione che la maggioranza ha sigillato per anni e anni in una cassaforte di cui ha dimenticato la combinazione, è la migliore soluzione possibile al termine di una stagione rovinosa e rovinata da amministratori rovinosi.
Sufficiente una mano monca per individuare chi si è distinto nel centrosinistra per impegno, serietà e competenza in un arco temporale così lungo che avrebbe stroncato chiunque e che una città come Reggio Calabria non sarebbe stata in grado di sopportare senza finire stramazzata al suolo come purtroppo è stato.
L’apparato, con le sue truppe, ha preferito dare continuità ad una esperienza che, invece, deve essere, con tutti i suoi protagonisti rinnegata e di cui tutti, cittadini compresi, farebbero bene a vergognarsi cercando veli di pudore dove possibile. Cittadini compresi perché, come già ripetuto in altre circostanze, al netto dei brogli elettorali che sono diventati un pozzo nero dentro il quale qualcuno ha fatto precipitare democrazia e verità, non risulta siano state messe in piedi azioni violente di presa del potere. Ciò significa che se, dal 2014 al 2026 ad amministrare la città è stata una classe di individui del tutto slegati da qualsiasi appiglio alla competenza, alla idoneità al ruolo, al senso di responsabilità, al rispetto per la Cosa Pubblica, la colpa, perché di colpa vera e propria si tratta, ricade su coloro i quali sulle schede elettorali hanno scritto, con altrettanto egoismo, incultura, irresponsabilità, i cognomi di soggetti del genere.
Ma ormai il circo sta per chiudere: siamo alle ultime tristi messinscene. Sì, Battaglia, quantunque la sua condotta politica si sia rivelata non particolarmente incisiva al Comune come alla Provincia ed alla Regione, è il volto mite e presentabile di una esperienza che è indispensabile dimenticare rapidamente anche se chi, in coda alla stagione primaverile, indosserà la fascia tricolore, dovrà essere circondato da uno stuolo di persone intellettualmente attrezzate, perché la fatica di consentire alla città di risalire dal burrone nel quale è stata fatta scivolare è estremamente ripida.
Sul risultato delle Primarie, sin dalle prime battute, il dubbio non ha mai aleggiato: Giovanni Muraca, anche lui ex assessore ed ex amico strettissimo di Falcomatà (finché corsa alla poltrona di Palazzo Campanella non li ha separati) per la cosiddetta Casa Riformista (che non si sa bene dove sia, né si conosce la sua ampiezza), né Massimo Canale, sull’Onda Orange sono stati mai in partita. Una partita, invero, molto sotto traccia e sotto tono, tanto che il risultato dei votanti rasenta il minimo sindacale dei 7000 o poco più. Una cifra che dagli addetti ai lavori era stata indicata come la soglia sotto la quale non era possibile scendere per dare un senso ad una competizione così poco coinvolgente e, infatti, vuoi per scelta dei responsabili, vuoi per scelta dei potenziali elettori, il coinvolgimento popolare non è stato, propriamente, un marchio di fabbrica delle Primarie 2026. Una partita a tre che sarà ricordata anche per essere stata segnata, fin dal principio, da un handicap di partenza: due candidature a sindaco maturate a sinistra, Anna Nucera e Saverio Pazzano, hanno optato per un tragitto autonomo, esterno all’area perimetrata dai maggiorenti di PD e satelliti vari. Ennesimo capitolo della celeberrima dis(unità) del centrosinistra che è stato scritto esclusivamente da Battaglia, sconfitto da Falcomatà alle Primarie del 2014, da Canale, sconfitto da Demi Arena in occasione delle Comunali del 2011, e da Muraca, che, per amore di verità, con la sua presenza, almeno ha spezzato l’immobilismo di una coalizione altrimenti rimasto ferma, anche nei nomi, ad oltre un paio di lustri addietro: effetti diretti del falcomatismo al tramonto.