Bando Arcea, Gallo: “Il concorso revocato per mancanza d’una delibera: mai restituite le quote d’iscrizione”

“Il concorso va in fumo perché la Giunta si scorda di deliberare. E nessuno che spieghi cosa sia successo né che restituisca agli oltre 3.000 partecipanti quanto versato per iscriversi alle selezioni”.


È l’ultima, kafkiana vicenda tutta calabrese. A tratteggiarne i contenuti, il consigliere regionale Gianluca Gallo, che nei mesi scorsi aveva presentato un’interpellanza sul tema. Al centro della scena, il concorso pubblico, per titoli ed esami, indetto dall’Agenzia della Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura, per l’assunzione a tempo indeterminato di 12 unità. Svanito nel nulla, fino a quando, in risposta all’atto ispettivo presentato dal capogruppo della Cdl, è venuta fuori la verità: bando annullato per un cavillo. Mancava una delibera della Giunta regionale. Ma nessuno s’è mai preoccupato di darne notizia alle migliaia di persone che avevano risposto al bando né di restituire loro le quote d’iscrizione. “La Calabria – osserva Gallo – è tristemente nota per essere in cima alle statistiche in fatto di disoccupazione e per la preoccupante crescita del tasso di emigrazione, specie giovanile. Poi, per una volta che si indice un concorso per procedere a nuove assunzioni, scoppia il caos”. Stando a quanto messo nero su bianco dal Dipartimento Agricoltura in risposta all’istanza di delucidazioni avanzata da Gallo, lo stop è da ricondurre all’assenza di preventiva autorizzazione della Giunta regionale all’indizione del concorso. “Nessuno, però – incalza l’esponente della Cdl – si è sin qui premurato di informarne i calabresi. Allo stesso modo, un governatore che non manca di diramare comunicati e rilasciare interviste anche sulle pietre posate nel deserto, tace sul destino della procedura concorsuale: sarà rinnovata, resterà ferma in eterno o cos’altro?”. Altrettanto grave, tuttavia, l’indifferenza mostrata pure sotto altro profilo. “Per poter prendere parte alle prove concorsuali – ricorda Gallo – a migliaia hanno dovuto pagare la tassa d’iscrizione. Poche decine di euro a testa, eppure quei soldi, ad oggi, come confermano le tante segnalazioni raccolte, non sarebbero sin qui stati restituiti. Insomma, oltre al danno anche la beffa”. Da qui l’affondo finale: “la faccenda non può passare sotto traccia. La Giunta regionale ha il dovere di spiegare che fine farà il concorso annullato per mancanza di una sua delibera e di chiarire se, come e quando ai calabresi saranno restituiti i soldi pagati per parteciparvi. Restano, intatte ed evidenti, le responsabilità di ordine politico e contabile sulle quali svolgere dovuti, severi approfondimenti”.

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