Ballottaggi in Calabria, gli elettori mettono in castigo il centrodestra: punita l’incapacità di comprendere fatti e situazioni

Il voto non è un qualcosa che si consegna per sempre. È la più alta pressione della democrazia e della libertà: testimonia il volere popolare, che non è immutabile, cristallizzato, congelato. Non è dovuto, non è obbligato, non è regalato. È un’opinione in movimento, un orientamento che traduce un sentimento comune.

Chi crede che il consenso attribuito in un dato momento storico sia un “appoggio fisso” sbaglia di grosso. 

I cittadini scelgono sulla base di quello che sentono e vedono, di quello che percepiscono, di ciò che avvertono e viene spiegato e trasmesso. Diviene, dunque, importante “comunicare bene”, oltre che “fare bene”. Comunicare sinceramente, perché accarezzare la pancia delle persone porta risultati nel breve periodo ma comporta una punizione nel lungo.

Non è automatica la lezione da trarre in occasione di questa tornata di ballottaggi: il centrodestra ha perso a Reggio Calabria, Crotone e Castrovillari (vittorie di Giuseppe Falcomatà, Vincenzo Voce e Domenico Lo Polito), i tre principali centri interessati dal voto. Clamorosa la débâcle in riva allo Stretto, dove l’harakiri è stato costruito passo dopo passo attraverso un’impreparazione, un’arroganza ed una confusione da inserire nel manuale del perfetto scellerato.

Hanno inciso sicuramente le singole scelte dei candidati a sindaco, ma il messaggio di fondo è comunque chiaro. Il centrodestra non può esultare per i fallimenti della fazione opposta: se manca un’offerta politica credibile, un progetto limpido e scorrevole, una strategia riconoscibile, gli elettori respingono la proposta. Se a ciò si aggiunge il rigetto verso ogni tentativo di colonizzazione politica, si comprende come fossero prevedibili alcune situazioni. Particolare il caso della Lega: in Calabria, dopo la sbornia iniziale, il dogma salviniano non ha attecchito. Di più, ha fatto sviluppare un senso di ripulsa non indifferente.

Da valutare, inoltre, l’impatto del giudizio sulla conduzione regionale.

In definitiva, sono l’effettivo riscontro della coerenza e del lavoro a generare il (temporaneo) apprezzamento dei cittadini-elettori. Che – al netto delle pretese personali e talvolta di una dose di ingratitudine da mettere comunque in conto – danno un giudizio sintetico e complessivo: per gli sconfitti la sentenza è appellabile (per chi ne avesse ancora voglia) solo dopo un lustro trascorso in castigo politico.

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