Avvelenato da sospetti e ottusità: il popolo calabrese non esiste

E' sempre la stessa storia e mai un evento o una circostanza che ne mettano in dubbio la sua granitica solidità

Può l’annuncio di un Consiglio dei Ministri in Calabria trasformarsi in una guerra, di parole perché solo di quelle sono capaci, tra figurine mediocri della politica locale?

Sì, decisamente sì, e già solo questo spiega, meglio di mille altre contraddizioni, l’impossibilità per questa terra di sollevarsi dal fango di povertà, morale prima ancora che economica, in cui annaspa storicamente. “Organizzerò un Consiglio dei ministri in Calabria per un intervento sulla sanità straordinario e risolutore”: non ha fatto nemmeno in tempo a terminare la frase, che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è visto investito dalle proposte idiote più improbabili. Da ogni ameno anfratto della regione personaggetti dallo spessore politico più sottile della carta velina hanno cominciato ad agitare le loro manine affinché qualcuno ne notasse la presenza così da poter lanciare nel pozzo senza fondo delle bestialità da strapazzo la richiesta di svolgere la riunione del Governo nel proprio sgabuzzino di casa. Ed eccoli lì, ad esibire, sempre a chiacchiere ben s’intende, la propria mercanzia domestica nemmeno fossero gli snodi strategici della geopolitica mondiale. A nulla è valso anche l’annuncio, da parte del Premier, che la destinazione prescelta sarebbe stata Gioia Tauro o Reggio Calabria ha messo fine alla fiera della stupidità. Povera quella località che ha bisogno di una trasferta dell’Esecutivo nazionale per sentirsi più degna di altre. Eppure in Calabria di luoghi simili, così poveri di orgoglio aristocratico, ne vantiamo in abbondanza, vista la dose massiccia di istanze piovute sul capo del Governo. Sguardo corto e pensiero chiuso, nessuno a porsi mai il dubbio che, magari, è proprio questa incrollabile impossibilità culturale ad aprirsi ai “forestieri” all’esterno delle proprie mura cittadine a rendere così utopistico immaginare un futuro meno cupo per la Calabria. E’ sempre la stessa storia e mai un evento o una circostanza che ne mettano in dubbio la sua granitica solidità: la Calabria è solo un’espressione geografica ad uso e consumo di coloro che non la abitano, perché il popolo calabrese non esiste e non è mai esistito. Catanzaresi contro reggini, reggini contro cosentini, cosentini contro catanzaresi, tutti contro i reggini, i reggini contro tutti e via andare con le mille altre variabili di acerrime rivalità che hanno affondato, con la loro grettezza provinciale di bassissima lega, l’ipotesi di creare una unità autentica attorno a valori comuni e condivisi dal Pollino allo Stretto. Quel minimo comun denominatore che potesse fungere da stella polare per una comunità intera, che potesse coinvolgere chiunque sia capitato quaggiù a popolare questa porzione di territorio davvero disperata perché incapace anche solo di pensarsi come esistente in vita.

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