Attaccate Falcomatà con le armi della Politica, non con la caccia alle streghe che eccita sguaiati istinti di massa

Dov'è la notizia? Non lo scandalo, ma la notizia in quanto tale, dov'è?

Tanti sono stati gli errori commessi da Giuseppe Falcomatà nel corso dei cinque anni e tre mesi in cui finora ha esercitato il mandato di sindaco di Reggio Calabria. Errori politici, errori comportamentali, errori di valutazione, errori strategici, errori amministrativi: una quantità tale da non ammettere giustificazioni scusanti, ma la vicenda che qualche giornale ha tirato in ballo nelle scorse ore per delegittimarlo ulteriormente non ha né capo né coda.

La faccenda si racchiude tutta in un incarico professionale da 33 mila euro conferito dal Consiglio regionale ad un ingegnere che è cognato del Primo Cittadino. Chi ha scatenato la tempesta in un bicchiere d’acqua a livello mediatico, come si usa fare in questa epoca barbara, grazie ad aizzatori di professione che ricoprono ruoli apicali nei partiti, nei giornali e e nelle istituzioni, si è però guardato bene dall’attaccare frontalmente Falcomatà e questo per un unico motivo: l’assegnazione ha rispettato tutti i criteri normativi. E dunque? Dov’è la notizia? Non lo scandalo, ma la notizia in quanto tale, dov’è? Quando non sussistono argomenti a suffragio di una tesi si scatena la plebe sacrificando un capro espiatorio sull’altare della presunta inopportunità di una scelta. Aria fritta che, ingrossandosi, assume le forme proprie di polveroni buoni a nascondere la realtà. Sarebbe stato preferibile, in astratto, che la rotazione della short list di Palazzo Campanella si fermasse su qualcuno che non vantava alcun rapporto di parentela con chiunque faccia parte dell’agone politico, ma di monumenti all’ipocrisia la Calabria è piena, come di moralizzatori un tanto al chilo. Se il desiderio è quello di affrontare una battaglia per la trasparenza che sia reale e non un velo di falsità buono solo a coprire le proprie miserie, si lotti per mettere al bando tutti gli strumenti che consentano anche la minima discrezionalità istituzionale. Ogni curriculum, ma in ogni settore pubblico, sia a portata di click anche dell’anziano residente nella più isolata delle frazioni del borgo più piccolo della regione. Perché quello che dovrebbe interessare davvero è sapere se Tizio è in grado, con il denaro, del contribuente, di assolvere al compito che gli è stato attribuito, se ne ha le competenze certificate, non se è il parente di Caio. Solo così sarà possibile fregiarsi della coccarda dell’onestà intellettuale, il resto è solo una infame caccia alle streghe, brandelli di dignità da dare in pasto ad un’opinione pubblica che trova, in questo modo, la via più comoda per mettere sotto il tappeto la propria svogliata debolezza. L’arma, al momento invincibile, con cui da decenni si sta massacrando la politica e, di conseguenza, la possibilità, che le persone serie e competenti si possano avvicinare ad essa.

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