Ato rifiuti, Maragò: “Rinuncia all’autonomia provinciale porta danni economici”

di Onofrio Maragò* – Ritengo che le opinioni di tutti vadano rispettate, e finché non diventano decisioni condivise restano soltanto opinioni. Pertanto, l’anticipazione sui giornali di giovedì mattina delle opinioni del presidente dell’ATO rifiuti di Vibo Valentia, ribadite nel corso di un suo intervento nel corso dell’Assemblea pomeridiana dei sindaci della Provincia, ritengo debbano essere prese nella considerazione che meritano: una opinione del principale dei rappresentanti istituzionali dell’ATO.

Mi permetto di dissentire con la proposta avanzata dal presidente dell’ATO, tenuto conto che tale proposta non è stata mai portata in discussione, e certamente non era presente all’ordine del giorno dell’Assemblea e pertanto mai deliberata, per diversi ordini di motivi di natura politica, tecnico-economica e di opportunità.
Per primo, la rinuncia da parte dell’ATO n. 4 di Vibo Valentia della dotazione impiantistica per il trattamento dei rifiuti prodotti e raccolti nei comuni della provincia è un palese errore politico che riporta ad una storica dipendenza dalla provincia madre di Catanzaro dopo aver, giustamente, rivendicato una volontà ad avere una autonomia gestionale territoriale. Autonomia gestionale che, a differenza delle altre ATO della regione, potrebbe essere completa potendo disporre, in sede provinciale, di una soluzione impiantistica sia per il trattamento (piattaforma di separazione) sia per lo smaltimento (discarica di servizio) dei rifiuti urbani.
Certo l’ATO di Catanzaro si trova al momento avvantaggiata potendo disporre di due impianti già operanti nel trattamento dei rifiuti e che dovranno essere condivisi nel periodo transitorio, mentre a regime, a seguito della realizzazione degli impianti previsti dal Piano regionale per i rifiuti, sarebbe la provincia di Vibo Valentia ad essere quella più performante, proprio perché l’emergenza nella gestione dei rifiuti si concentra più che mai sulla mancanza di impianti di smaltimento, cioè di discariche. Tanto è vero che la Regione si è preoccupata a espletare una gara, alquanto onerosa, per lo smaltimento della frazione residua dagli impianti di trattamento fuori della nostra regione.
Oltre all’autonomia gestionale, come tutti gli impianti produttivi, anche gli impianti di trattamento e di smaltimento dei rifiuti richiedono l’impegno di personale e generano attività economiche che, sotto l’egida pubblica e un rigido controllo ambientale e di legalità, portano benefici al territorio in cui si trovano ad operare. Fare una passo indietro e rinunciare, in assenza di valide e certificate motivazioni, a localizzare nell’ambito della provincia vibonese dei nuovi impianti produttivi ritengo sia una scelta politicamente sbagliata e certamente da non assecondare. È incomprensibile la proposta che porterebbe a rinunciare a consistenti investimenti in ambito territoriale per la realizzazione di impianti innovativi e strettamente necessari a porre fine all’emergenza nella gestione dei rifiuti a livello provinciale.
Prevedere la realizzazione di un eco-distretto in ambito provinciale significa non solo realizzare gli impianti previsti dal Piano regionale, ma anche favorire la nascita di una economia del riutilizzo dei materiali recuperati per la produzione di nuovi manufatti, attraverso azioni di innovazione e di ricerca che consentono un inserimento lavorativo anche di giovani con alti profili di specializzazione in un territorio che si sta inaridendo demograficamente ed economicamente. Viceversa l’ATO di Vibo Valentia si dovrebbe accontentare di tre modeste stazioni di trasferimento dei rifiuti mentre tutto il valore aggiunto nel recupero dei materiali e il ciclo economico legato alle operazioni condotte presso gli impianti sarebbero a vantaggio dell’ATO di Catanzaro.
Le motivazioni che si leggono negli articoli apparsi, con opinioni riportate tra virgolette e quindi verosimilmente fedeli, sembrerebbero legate ad aspetti legati a non precisati maggiori costi. Tali valutazioni sono state innescate da quanto affermato dal direttore dell’ufficio comune dell’ATO di Catanzaro, il quale ha però preso in considerazione, e solo in linea generale, i costi relativi al trattamento cioè alla separazione delle diverse frazioni di rifiuto. Senza scendere nei particolari, sulla base di quanto riportato nel Piano regionale di gestione dei rifiuti e di quanto in più occasioni ribadito dai tecnici esperti della Regione Calabria, gli impianti di trattamento previsti si presentano con livelli tecnologici e gestionali molto avanzati, con una forte automazione dei processi: questo si traduce all’aumentare dei volumi trattati in costi di produzione pressoché costanti e in una riduzione progressiva dei costi fissi, i quali sono la parte meno rilevante in presenza di ammortamenti pressoché inesistenti, poiché gli impianti sono finanziati con risorse pubbliche.
In altre parole, è vero che si riducono i costi di trattamento dei rifiuti se si prende in considerazione un impianto di maggiore capacità produttiva, come proporrebbe l’ATO di Catanzaro insieme al presidente dell’ATO di Vibo, ma i costi complessivi di trattamento, smaltimento e trasporto dei rifiuti saranno certamente ben maggiori. Infatti, bisogna considerare che già oggi trasportare i rifiuti fino all’impianto di Lamezia Terme costa mediamente dai 0,40 ai 0,55 euro/chilometro a tonnellata e quindi a parità di rifiuti da trattare, in quantità e qualità, il costo del solo trasporto può arrivare ad incidere oltre 30 euro a tonnellata. Ma il costo ancor maggiore da sopportare sarebbe quello imputabile alla frazione di rifiuti non recuperabile e da avviare a smaltimento per la quale, in mancanza di una discarica disponibile in ambito di ATO, bisognerebbe sopportare sia il trasporto che lo smaltimento presso impianti esterni. Si tenga conto che la Regione, in una recente gara d’appalto per l’ATO di Reggio Calabria, ha previsto un costo a base d’asta di 98 euro/tonnellata per lo smaltimento e di 62 euro/tonnellata per il trasporto dei rifiuti fuori dai confini regionali. Ebbene, pur ammettendo di dover prevedere analoghi costi di smaltimento, nel caso in cui si abbia in dotazione una discarica di servizio a disposizione, come previsto nell’ecodistretto di Sant’Onofrio, si azzerano per intero i relativi costi di trasporto. Riassumendo: rinunciando all’ecodistretto nel proprio territorio e optando per un impianto di trattamento di maggiori dimensioni situato a Lamezia Terme, l’ATO di Vibo Valentia, e quindi ciascuno dei comuni aderenti, dovrebbe sostenere minori costi per la fase di trattamento ma di gran lunga superiori per i trasporti e lo smaltimento dei rifiuti, con una somma totale a tonnellata sfavorevole.
In ogni caso, a tutti risulta chiaro che un conto risultano essere i costi sostenuti per la gestione dei rifiuti che rimangono comunque in ambito territoriale generando variabili economiche positive, ben altra cosa è la continua emorragia di risorse economiche da questo territorio verso altri, seppure della stessa regione, in conseguenza della rinuncia agli impianti propri.
Sebbene si sia certi delle suddette valutazioni, per avere una analisi dei costi precisa è comunque necessario provvedere a realizzare il Piano d’ambito con i dati puntuali di ciascun comune e una progettazione preliminare degli impianti di trattamento. Poiché né Vibo Valentia e, a quanto risulta, né Catanzaro, si sono ancora dotati di un tale strumento di pianificazione diventa inverosimile proporre valutazioni di tipo economico e improponibile invitare a prendere delle decisioni determinanti per i bilanci dei comuni e le tasche dei cittadini.
Allorquando la proposta del presidente dell’ATO di Vibo Valentia sarà accompagnata da previsioni puntuali di costo per il trattamento, smaltimento e trasporto dei rifiuti, per come risultanti dai rispettivi Piani di ambito, per cui risulterà un risparmio reale a favore dei cittadini amministrati, il sottoscritto sarà il primo a sostenerla. Fino ad allora, rimango della mia opinione nella certezza che la disponibilità offerta da Sant’Onofrio sia nel pieno interesse dei comuni dell’ATO 4 di Vibo Valentia. Viceversa non voterò mai a scatola chiusa, sulla base di poche e confuse informazioni. Allo stesso modo, credo, dovranno atteggiarsi i colleghi componenti dell’ATO. Al fine di essere propositivo e di cercare di recuperare i ritardi accumulati, tenuto altresì conto della individuazione del direttore dell’ufficio comune dell’ATO, ritengo che possa essere valutata la possibilità di avviare le procedure amministrative e tecniche per ricercare possibili partner che, ai sensi del D.lgs 50/2016, siano interessati ad attivare un Partenariato Pubblico Privato (art. 180) o attraverso la Finanza di progetto (art. 183) a proporsi per una concessione pluriennale a fronte della realizzazione degli impianti previsti e delle opere accessorie investendo i capitali mancanti. L’ATO di Vibo Valentia, in poco tempo e con i passi giusti, si potrebbe collocare in testa nella gestione dei rifiuti a livello regionale e diventare un significativo progetto pilota.

*Sindaco di Sant’Onofrio

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