Aspirazioni personali e incapacità di fare sintesi: così, a Serra San Bruno, la politica si è polverizzata

Una, due, tre, quattro liste. E chi più ne ha, più ne metta. Sempre che si arrivi davvero a destinazione. Divisioni in nome delle aspirazioni personali, anziché costruzioni al fine di far crescere la propria città. Per carità, non è un atto di biasimo diretto specificatamente ai vari Barillari, Damiani, Giancotti e poi chissà, ma una semplice constatazione. Chi osserva con gli occhi dello spettatore distaccato non può non notare lesioni, spaccature, distruzioni. Liste chi si fanno di notte e si disfano di giorno, una sorta di tela di Penelope al contrario.

Ricapitoliamo al volo: elezioni 2020, vince “Liberamente”. Poi, il principale gruppo di opposizione “Uniti per Serra” si sfalda: censoriani di qua, tassoniani di là, ex salerniani desaparecidos. Passa qualche anno: viene ufficializzata pubblicamente la liaison tra i tassoniani e i consiglieri di “Per Serra insieme” Biagio Figliucci e Vito Regio. Ma con una leggibilissima indiscrezione de “Il Meridio” (divenuta implacabile profezia) il banco salta. Si ricomincia tutto daccapo. E allora: Figliucci e Regio con i censoriani & Co. Non se ne fa nulla neanche stavolta perché – notizia di ieri – Valeria Giancotti viene incoronata da Lucia Rachiele sostenuta da Bruno Rosi e Vito Regio. Nel comunicato non figura il nome di Figliucci che, infatti, il giorno dopo (oggi) “esce” da solo sul tema sanitario. Traduzione: frammentazione all’ennesima potenza (le preferenze delle elezioni regionali lo testimoniano plasticamente). E si aspettano le mosse di Walter Lagrotteria, Adriano Tassone e Maria Rosaria Franzè. Insomma, è caos. 

L’opposizione di fatto non c’è: eppure, al di là del giudizio che ognuno può avere sull’Amministrazione comunale, argomenti per alzare i toni del dibattito ce ne sarebbero. Non basta un articolo di striscio sulle strade devastate da lavori infiniti (e diciamolo: incommentabili dal punto di vista del ripristino provvisorio) per dare segni concreti di vita politica. Servirebbero critiche serrate, proposte, programmi, visioni di futuro. Che all’orizzonte non s’intravedono. 

Sono lontani quei tempi in cui le liste erano solo due. Forse c’era più tensione, ma anche più partecipazione alla vita politica dei cittadini e più qualità di chi si proponeva per dare il proprio contributo alla comunità. Forse c’era un paese tagliato a metà, quello stesso paese che adesso è frazionato come gli spicchi di un mandarino o di un’arancia. E non vorremmo essere già arrivati alla frutta.

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