Arrestato un magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro per corruzione in atti giudiziari

Personale del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Crotone, del Servizio centrale operativo Criminalità organizzata di Roma (Scico) e di altri reparti delle Fiamme Gialle, ha dato esecuzione ad una ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 8 indagati.

L’ordinanza ha disposto, per 7 indagati, l’applicazione della misura cautelare in carcere e per un indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari. Tutti gli indagati destinatari delle misure cautelari sono gravemente indiziati, a vario titolo, del reato di corruzione in atti giudiziari, in taluni casi, aggravato dall’articolo 546 bis 1 c.p.

Tra i destinatari della misura in carcere vi sono: un magistrato in servizio presso la Corte d’Appello di Catanzaro, nonché un avvocato del Foro di Catanzaro; ad un altro avvocato, del Foro di Locri, è stata applicata la misura degli arresti domiciliari.

Le indagini, avviate nell’anno 2018 e interamente coordinate e dirette dalla Dda, hanno permesso di ricostruire una sistematica attività corruttiva nei confronti di un presidente di Sezione della Corte d’Appello di Catanzaro nonché presidente della Commissione provinciale tributaria del capoluogo di Regione.

Gli indagati accusati di corruzione avrebbero promesso e consegnato al magistrato, a più riprese, consistenti somme di denaro contante, oggetti preziosi, altri beni ed utilità, tra le quali prestazioni sessuali, in cambio dell’intervento del magistrato per ottenere, in processi penali, civili e in cause tributarie, sentenze o comunque provvedimenti a loro favorevoli o favorevoli a terze persone concorrenti nel reato corruttivo. In alcuni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi e/o assicurati sarebbero stati diretti a vanificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del Distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado, o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari.

Oltre al magistrato, una figura centrale del sistema corruttivo, era costituita da una persona insospettabile ed in particolare da un medico in pensione ed ex dirigente dell’Asp di Cosenza.

Costui, oltre a “stipendiare” mensilmente” il magistrato per garantirsi l’asservimento stabile delle funzioni dello stesso, si sarebbe prodigato altresì per procacciare nuove occasioni di corruzione, proponendo a imputati o a parenti di imputati condannati in primo grado, nonché a privati soccombenti in cause civili, decisioni favorevoli in cambio del versamento di denaro, di beni o di altre utilità.

Le azioni corruttive, documentate anche con attività di intercettazione audio e video, sarebbero servite, anche:

  • a far riottenere il vitalizio a un ex politico calabrese che, nel corso della V Legislatura regionale, ricopriva la carica di consigliere della Regione Calabria. Quest’ultimo era stato condannato nel 2004 alla pena detentiva di 6 anni di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, per i reati, tra l’altro, di cui agli articoli 110 e 416 bis, commi 1, 3, 4 e 5 c.p. e, per tali motivi, è decaduto dal relativo assegno vitalizio per la carica rivestita;
  • ad agevolare, per alcuni candidati, il superamento del concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato.

Sarebbe stata altresì accertata, nel corso delle indagini, la grave situazione di sofferenza finanziaria in cui versava il magistrato arrestato, compiutamente ricostruita sulla base di accertamenti bancari e sulla base delle conversazioni intercettate. Sarebbe stata una condizione cronicizzata ed assolutamente non risolvibile nel breve periodo che avrebbe posto il magistrato stabilmente nella necessità di procurarsi la disponibilità, oltre allo stipendio di magistrato ed ai compensi quale Giudice tributario, di somme di denaro in contanti, anche per mantenere l’elevato tenore di vita.

Durante la perquisizione nell’abitazione del magistrato è stata rinvenuta e sequestrata la somma contante di 7.000 euro custodita all’interno di una busta.

Oltre all’esecuzione delle misure cautelari, sono state disposte ed effettuate numerose perquisizioni nei confronti di altri coindagati, terzi e società.

Tutte le indagini sono state svolte dai Reparti della Guardia di Finanza con grande efficienza e con la massiva riservatezza.

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