Approssimazione e disordine: la variante reggina della campagna di vaccinazione

Non c’è pandemia che tenga: quello che nel resto d’Europa è un problema che si risolve, in Italia diventa un problema di difficile soluzione e, quasi per riflesso condizionato, in Calabria si trasforma magicamente in un problema insormontabile. Come se non bastassero tutte le disgrazie vomitate dalla malattia Covid-19, adesso che il mondo ha intrapreso la via della vaccinazione, quaggiù, nella punta dello Stivale, la campagna allestita per sollevare l’essere umano dalle sabbie mobili del virus è in mano ad esemplari che non perdono occasione per ricordare la loro dilettantesca impreparazione ai sudditi ciechi, sordi, muti e servilmente deferenti.

Basti dare un’occhiata a quanto sta accadendo a Reggio Calabria dove a nulla è valsa la denuncia pubblica de La Strada e Riabitare Reggio che, quattro giorni fa, avevano già segnalato numerosi abusi perpetrati nella giungla disorganizzativa messa in piedi dai responsabili dell’Azienda sanitaria provinciale. Siamo, infatti, appena ai primi passi, quelli qualitativamente decisivi per la sorte della popolazione anziana, come noto flagellata con i colpi più sferzanti dall’epidemia e disordine e confusione sono emersi in tutto il loro scompiglio pieno di traversie. Fatevi un giro dalle parti della sala del palazzo del Consiglio regionale intitolata a Federica Monteleone, lì dove è stato allestito il maggior numero di postazioni della città e capirete da soli che il rispetto delle regole, la disciplina composta, la precisione di un criterio non sono entrati in intimità con le abitudini di chi dovrebbe operare con onore e responsabilità al servizio della collettività. La conseguenza è una baraonda di arretratezza, un pandemonio nella cui melma sguazzano, come sempre, gli scaltri marpioni lasciando indietro gli osservanti della buona educazione civica. Ore e ore di scombinata attesa perché i vertici preposti ad una programmazione accurata sono banalmente, semplicemente, incapaci di svolgere il lavoro per il quale arraffano ogni mese uno stipendio. Anziani smarriti dei quali non risulta la prenotazione, altri rimandati a casa salutati da un rinvio ad altra data; una massa imperfetta di carne da macello giunta sul posto ignara di un orario definito nemmeno con approssimazione, tutto consegnato nelle incerte mani dei disservizi. Se questo è l’avvio, difficile l’ottimismo riesca a farsi strada per gli step successivi. Piagati da cotanta distruzione delle logica e della civiltà, i sindaci dell’Area dello Stretto, Giuseppe Falcomatà in testa, si sono sentiti in dovere di intervenire, indotti dalle “immagini dell’ingresso della sala Monteleone a Palazzo Campanella” da essi giudicate “davvero un disastro. Decine, forse centinaia, di anziani ammassati in fila, a pochi centimetri l’uno dall’altro, disorientati, senza indicazioni e senza percorsi di sicurezza. Una situazione così rischiosa da rendere necessario il temporaneo ed urgente posizionamento di transenne, fornite dal Comune di Reggio Calabria, solo in seguito a segnalazioni pervenute da cittadini. È così che l’ASP di Reggio Calabria pensa di gestire le operazioni del piano vaccinale?” Se lo chiedono i massimi rappresentanti delle istituzioni locali, se lo domanda chiunque conservi, anche in Calabria, una parvenza di rispetto per l’essere umano.

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